Eros e Thanatos…. sbirciando i film di Venezia73

Da sempre l’arte è stata affascinata dalla morte e dall’amore, quasi fossero due entità che difficilmente possono vivere separate. Due pulsioni, una portata verso il processo creativo e al costruens, l’altra opposta verso il destruens, il decadimento.

Due entità che entrano in conflitto e si nutrono dal conflitto stesso, dove una è la conseguenza dell’altra. «Amor condusse noi ad una morte», diceva Francesca nell’Inferno dantesco. Ma basti pensare anche ai miti più famosi: Edipo che uccide il padre per ottenere l’amore della madre, o la guerra omerica che porta Thanatos, ma che è stata scatenata dall’Eros di Menelao verso Elena.

Un conflitto questo che, aperto a molti punti di vista, sembra legare (almeno sulla carta) i film presenti a Venezia73, dove se non è la Guerra vera e propria (vedi Hawksaw Ridge di Mel Gibson – fuori concorso, o Paradise di Konchalovsky – in concorso) è il conflitto interiore che attanaglia i protagonisti in lotta contro se stessi o contro delle forze esterne che li mettono in discussione.

E così abbiamo i protagonisti di The Light Between Oceans di Derek Cianfrance in lotta nella decisione se sia giusto crescere nella bugia una figlia non loro, abbiamo La La Land dove la Hollywood dalle luci accecanti mette in discussione il cosa si vuole essere e/o diventare. Abbiamo la Jackie di Larrain che si trova a vivere il Thanatos della morte del marito nel ricordo dell’Eros, abbiamo Micheal de El Cristo Ciego pronto ad un pellegrinaggio per vincere il conflitto interiore e ritrovare la fede e via discorrendo.

Tra ragazzi pronti alla maturità con l’Eros che porta il suo frutto e ragazze universitarie che si scontrano con le loro esistenze, ecco che tutto viene idealmente raccolto e riassunto nel film di Terrence Malick, Voyage of Time. Dal Big Bang alla comparsa dell’essere umano, alla prima “guerra” tra le masse per diventare stelle, all’amore dei primi esseri viventi che ha permesso la prolificazione della vita sulla Terra.

Eros e Thanatos che si uniscono in una danza conflittuale, sembrano dunque essere il fil rouge di questa edizione che metterà sullo schermo autori completamente diversi, giovani e meno giovani, ma con lo stesso bisogno di raccontare che avevano Leopardi e Klimt o Schiele.

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