Frantz & Brimstone: Recensioni

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FRANTZ

Trama: Una storia d’amore, appena un passo oltre la fine della Grande Guerra. Nel 1919, in una cittadina della Germania, Anna (Paula Beer) si reca tutti i giorni alla tomba del suo fidanzato, caduto al fronte in Francia. Un giorno giunge un ragazzo francese (Pierre Niney), anche lui porta i fiori sulla stessa tomba, quella del suo amico tedesco, compagno nei momenti più tristi, che Pierre cerca di dimenticare. L’incontro scuote le vite dei due giovani, risollevando dubbi e paure, e costringe ciascuno a fare i conti con i propri sentimenti. Due protagonisti a cui giovinezza è stata brutalmente strappata dalle mani e che ora cercano maldestramente di recuperare un po’ della serenità perduta.

Recensione
Per fortuna c’è Ozon a dimostrarci che si può ancora raccontare le emozioni senza esagerare, rimanendo in una sfera intima, domestica che riesce ad emozionare attraverso una messa in scena minimal.

Frantz è uno di quei film che esplode dentro lo spettatore con calma, lasciando il tempo di gustarlo, di entrare in intimità con i personaggi, il loro passato, il loro focolare. E poco importa se la trama può sembrare a tratti scontata, perché l’ultima opera del regista francese risulta molto solida nel suo messaggio e nel modo in cui decide di veicolare.

Dall’uso del colore, un bianconero a sottolineare il grigiore della vita dopo una perdita e il colore che appare in un esplosione di vita lì, nel momento in cui, il cuore torna a battere e ad esplodere di vitalità. Ma il processo per arrivare a questo è lungo e doloroso. Un dolore, però, che non viene mai urlato ma si legge nello sguardo dei protagonisti, in particolar modo di Paula Beer, magnetica nella sua compostezza tanto da ricordare Jessica Chastain e la sua dolorosa Eleanor Rigby.

Ozon inoltre si interroga sul ruolo della bugia e della menzogna, senza dargli unamano connotazione negativa, ma vedendola come parte della vita, come mezzo per sollevare l’animo di chi ha già perso tutto e a cui rimane poco a cui aggrapparsi.

Frantz è un film intimista, non per tutti, ma che rende giustizia a tutte quelle persone che decidono di viversi il dolore della perdita dentro se stessi, dove la disperazione, quando c’è, è sempre in solitudine, ma è anche un inno alla vita, alla sua ripresa e a come, nonostante tutto, bisogni imparare a ballare sotto la pioggia per vedere l’ arcobaleno.

BRIMSTONE

Brimstone by Martin KoolhovenTrama: Una storia di resistenza contro la crudeltà di un inferno terrestre. Liz (Dakota Fanning), è una bellezza selvaggia ma trattenuta, un cuore sensibile e un animo irruento. L’antieroe che la perseguita è Preacher (Guy Pearce), un fanatico vendicativo e diabolico. Liz è una sopravvissuta, un cuore puro, tuttavia non una vittima, ma una donna capace di sprigionare una forza terribile, che risponde con stupefacente coraggio alla voglia di una vita che, sia lei che sua sorella, meritano di vivere.

Recensione

Ci sono film potenti che riescono a farti tremare sulla poltrona a renderti partecipe ad un calvario, soffrendo con i protagonisti. Brimstone è uno di quei film, girato con maestria ed attenzione, che nonostante le sue due ore e mezza ti trascina nella discesa verso l’inferno fatta di polvere e legno.

Un film potente, difficile da digerire che ci mette davanti ad un predicatore convinto che, guidato da Dio, possa permettersi di fare qualsiasi cosa, anche gli atti più impuri. Ma è una pellicola che va oltre la potenza visiva di immagini che gridano dolore, è un film che mette al centro di un western una donna. Una donna a cui hanno tolto voce in maniera figurata e non, una donna che, come la protagonista del bellissimo The Keeping Room di Daniel Barber, vuole scegliere il suo destino, vuole avere il controllo della sua vita e lottare per poter dare a sua figlia una vita degna di essere chiamata tale.

Brimstone è un film estremo, che non ha paura di superare certi limiti, di essere “troppo”e di raccontare un calvario femminile che in qualche modo diventa universale, (purtroppo) atemporale, ma che mette al centro di un genere di solito maschile, un forte personaggio femminile, coraggioso, in fuga dai propri demoni, alla ricerca del paradiso passando per l’inferno.

Non è una pellicola per chi si impressiona facilmente o per chi vuole che non ci siano sbavature, ma Brimstone è uno di quei film coraggiosi, che non si tirano indietro e ci donano la potenza di un cinema che scuote, sia che lo si ami, sia che lo si odi.

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