The Light Between Oceans & Arrival: recensioni

THE LIGHT BETWEEN OCEANS di DEREK CIANFRANCE

The-Light-Between-Oceans-Poster-One-SheetTrama: Su una remota isola australiana, negli anni successivi alla Prima guerra mondiale, il guardiano del faro Tom (Michael Fassbender) e sua moglie Isabel (Alicia Vikander), vedono cambiare le loro vite quando il mare spinge fino a loro una barca alla deriva con un morto e una neonata. Tom and Isabel sono una coppia già provata da due aborti e un bambino nato morto. Dopo le prime resistenze di Tom, i due decidono di crescere la neonata e di chiamarla Lucy.

Recensione

Fare i conti con la corposità e la densità di un libro come quello della Stedman, non era certo facile. Un’ opera ricca di emozioni e sfumature era un’ operazione alquanto rischiosa e Derek Cianfrance ha avuto almeno il coraggio di prendersi questo rischio, ma per il resto The Light Between Oceans non riesce a replicare quell’emozione e quel senso di sospensione che rendeva l’ opera unica ed ando in un piattume che taglia lì non dovrebbe ed enfatizza nei momenti più trascurabili, non riuscendo ad emozionare come ci si aspetterebbe. Al di là di una fotografia che ben alterna il calore dell’amore e la freddezza del distacco, il dramma invece di colpire al cuore risulta di una pesantezza incredibile.

Nonostante un cast stellare, nessuno riesce a spiccare come ci si aspetterebbe. Fassbender fuori parte e poco credibile fa da controparte ad una Rachel Weisz superficiale e poco incisiva. L’unica nota positiva la troviamo nel ruolo partecipato di Alicia Colander che cerca in tutti i modi di salvare la bbaracca cercando un dialogo con il cuore dello spettatore.

The Light Between Oceans si perde in un dramma poco convincente che, pur nella sua fedeltà, non rende giustizia ad un libro, quello sì, imperdibile.

 

 

 

ARRIVAL di DENIS VILLENUEVE

Cp_jz4IXYAEfx3RTrama: L’atterraggio di navicelle aliene sulla terra pone un quesito all’umanità intera: guerra o pace? L’esercito chiama in causa un’esperta di linguistica (Amy Adams) per capire se le intenzioni degli invasori siano pacifiche o se, invece, rappresentino una minaccia. Con Forest Whitaker nei panni del colonnello Weber e Michael Stuhlbarg dell’agente Halpern.

Recensione

La potenza della parola, la comunicazione che pensiamo sia fortissima nella nostra era super tecnologica, ma che invece è mera illusione. L’amore inteso come forza che ci spinge avanti nelle nostre passioni. Arrival è uno di quei film intensi ed emozionanti, che si basano su i propri attori, in questo caso una magistrale Amy Adams, ed un testo solido come quello da cui è tratto per ricavarne una pellicola di rara bellezza.

Denis Villeneuve ci regala uno sci-fi che possiamo definire tale solo perché ci sono gli alieni, ma è in realtà un film dai vari generi tutti fusi a creare un quadro dai colori freddi, ma che scalda il cuore. Si perché in Arrival non c’è una virgola fuori posto, ogni elemento è messo lì a costruire un quadro che prende significato ad ogni minuto che scorre sullo schermo. E così come la protagonista decifra pezzettino per pezzettino la scrittura degli heptapod, cosi lo spettatore è chiamato a ricomporre i pezzi di quello che vede.

Come ogni parola che usiamo può avere significati diversi, così le immagini assumono significati differenti in base se ci riferiamo all’intreccio o alla fabula.

Arrival è un film di rara bellezza, che emoziona in ogni sua scena, ma ancora di più nel sul significato, nel profondo, nelle sfumature, lì dove tutto prende senso, lì dove il fiume nero dell’inchiostro diventa immagini e ci parla diretti al nostro cuore.

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