Voyage of Time & Jackie: le recensioni

VOYAGE OF TIME di TERRENCE MALICK

Voyage of time posterTrama: In Voyage of Time: Life’s Journey, esperienza dei sensi, della mente e dell’anima, è l’universo che ci passa davanti agli occhi in un viaggio d’esplorazione nel nostro passato planetario e in una ricerca del luogo cui l’umanità è destinata in futuro. Percorso dalla mormorante energia della natura stessa, il film fonde effetti speciali innovativi con grandiose riprese girate in giro per il globo e oltre il globo, alla scoperta di ciò che dura, di ciò che resiste nel tempo.
Che cosa significa, dopo tutti quegli eoni, essere noi, qui, ora? L’azione ripercorre la cronologia scientifica dell’universo, dalla nascita delle stelle all’esplosione di una nuova vita sulla Terra, alla comparsa dell’umanità con il conseguente stravolgimento del pianeta. Malick invita gli spettatori a sondare il passato, il presente e il futuro in un modo intimo. Il film mostra una serie di fenomeni naturali mai visti prima, fenomeni celesti e terrestri, macroscopici e microscopici, proposti con la consulenza di un gruppo di esperti scientifici all’avanguardia.
La violenta geologia del pianeta ai suoi albori. Le prime cellule, che si sviluppano, si dividono, esplorano ogni nicchia possibile. La comparsa dei pesci, delle foreste, dei dinosauri e della nostra specie con la sua necessità di rapportarsi a ogni cosa: tutto questo si trasforma in un inno alla natura, alla vita, all’universo.Non esistono due individui che avranno la stessa esperienza.

Recensione

Tempo che uccide e tempo che crea, tempo che guarisce e cresce, tempo che ti rende consapevole. Una volta c’era il flusso di coscienza di Joyce, quello delle parole senza punteggiatura, ora c’è il flusso visivo di Terrence Malick che incanta, emoziona e ti parla portando lo spettatore ad una dimensione eterea contorniata dalla voce di Cate Blanchett che ci accompagna come una madre amorevole nel viaggio all’interno della storia del tempo e della Terra.

In un Festival dove la fede è al centro di moltissimi film, ecco che con Voyage of Time si scontra nuovamente con la sua nemica di sempre: la scienza. Una poesia visiva che ci racconta per un’ora e mezza la storia nostra è del Pianeta, con una serie d’immagini travolgenti, emozionanti, che guardano al cuore e agli occhi.

Un’esperienza quasi zen che ti svuota dentro e ti rende leggero, in grado di nuotare tra le onde primordiali, tra i primi organismi monocellulari, di volare sopra le montagne, di trasformarti in insetto a sbirciare la vita degli ominidi. Voyage of Time è uno di quei film di rara bellezza che portano lo spettatore a compiere un percorso che punta a ricollegarci alla vita, all’ essenza, quella che ci siamo persi tra guerre fratricide e disastri naturali.

L’ultima pellicola di Malick trascende l’umano per farsi magia, quella cinematografica, filosofica, inarrivabile e non per tutti.

JACKIE di PABLO LARRAIN

 Jackie by Pablo Larrain

Trama: Natalie Portman è “Jackie” Kennedy. Un ritratto della First Lady elegante e profondo, descritto attraverso i gesti contenuti e fini, la voce sussurrante e leggera. Il tempo torna indietro agli  Stati Uniti degli anni Sessanta, includendo anche filmati originari del 1963, che confondono realtà e finzione, sulle tracce di una donna che è diventata un’icona. Il lungometraggio si distende su periodo di quattro giorni, a partire da poco prima dell’assassinio del marito e presidente americano John F. Kennedy, lungo i primi dolorosi e concitati giorni che seguirono alla tragedia.

Recensione

Jackie Kennedy agli occhi della gente è e sarà moltissime cose: moglie, madre, icona, mistero. Tutti elementi che si ritrovano nel bellissimo, delicato e straziante Jackie di Pablo Larrain che staccandosi dal biopic vero e proprio ci regala un momento di raro cinema che racchiude nei 4 giorni dopo la morte di JFK tutte le emozioni di una protagonista magnetica e dignitosa.

La pellicola ben racconta con una telecamera attaccata al volto di Natalie Portman, il soffocante percorso nella perdita di una persona cara, il dolore che scorre nello sguardo, che si percepisce nelle rughe di disperazione, ma che rimane sempre dignitoso, non trasborda mai e per questo risulta molto reale.

Larrain, infatti, ci fa dimenticare il confine tra cosa è vero e cosa è sceneggiatura, quali dialoghi ed emozioni siano tratti da testimonianze e quali frutto di finzione, trasformando la sua pellicola in un documento importante che evita la didascalità e si fa principalmente emozione.

Jackie è infatti un film che, seppur fortemente studiato nella messa in scena sontuosa, ma minimale, è di pancia. Sì perché il lavoro fatto da Natalie Portman fa male, tutto il suo dolore arriva come un pugno allo spettatore e la telecamera incollata addosso non lascia scampo né a lei né a noi. Un dolore che soffoca e lacera, un’ amore assoluto, ma non perfetto, e basta una scena, di lei che si toglie l’abito rosa sporco di sangue per capire quanto Jackie sia vicino ad un capolavoro.

Se ne potrebbe parlare per ore, analizzare ogni scena ricca di significato, ma si perderebbe il gusto di vivere sulla propria pelle le emozioni di una donna senza tempo.

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