gli appuntamenti di novembre

Caffi, Salute, Aquagranda tra gli appuntamenti di novembre

Un languido tramonto riscalda dell’ultima luce del giorno il molo di San Marco. E’ il 1864, siamo in piena epoca romantica. Ippolito Caffi traduce in pittura la struggente bellezza di una città che sta per vivere un momento cruciale della sua storia. Due anni più tardi, nel 1866, si chiudeva il periodo della lunga dominazione austriaca e la città entrava a far parte del Regno d’Italia: una nuova epoca si apriva.
Un tramonto quindi sulla storia, che ancor oggi possiamo godere da una stessa angolazione e, praticamente, con una stessa ambientazione.
Abbiamo svelato un motivo della nostra scelta, il ricordo attraverso una veduta della città di un evento storico avvenuto 150 anni fa, ma ce ne sono altri.

Ippolito Caffi, non è solo l’autore di questo dipinto, conservato oggi presso il museo Correr, il più rappresentativo museo civico della città, ma anche il protagonista, proprio negli spazi di questo museo, di una grande mostra a lui dedicata. I Musei Civici, la sua Fondazione e con essa tutta la città, teneva a ricordare questo artista che proprio nel 1866, a Lissa, impegnato nel ritrarre le vicende di quella che passerà alla storia come la prima battaglia navale tra navi a vapore corazzate, morì nell’affondamento della “Re d’Italia”.
Di lui, bellunese di nascita e veneziano d’elezione, straordinario pittore-cronista, discendente della grande scuola vedutista veneziana del ‘700, viene oggi esposto l’intero fondo di 150 dipinti donati dalla vedova alla città. Una mostra che oltre a splendide immagini su Venezia raccoglie magistrali vedute di città come Roma o Napoli e di affascinanti luoghi tratti dai molti viaggi da questo artista fatti in Vicino Oriente. Ippolito Caffi. Tra Venezia e l’Oriente, questo il titolo della mostra, resterà visibile al pubblico, grazie ad una recente proroga sulla chiusura, fino all’8 gennaio 2017.

Ma ecco il terzo spunto di questa nostra copertina.

Il tramonto sul Molo ci porta inevitabilmente, in questo mese di novembre, a puntare lo sguardo sulle cupole della basilica che centralmente dominano il dipinto. Sono quelle della Basilica di Santa Maria della Salute. Costruita su progetto di Baldassarre Longhena, uno dei massimi architetti del tempo, questa chiesa ha per Venezia un forte valore simbolico, quello offerto da una Madonna alla quale venne chiesta protezione da quella che fu una delle più terribili epidemie di peste della città, era il 1630. Ancor oggi, dalla consacrazione della chiesa avvenuta il 21 novembre 1687, la ricorrenza che prende il nome di Festa della Madonna della Salute viene ricordata da un sentito pellegrinaggio agevolato da un ponte flottante sul Canal Grande costruito per l’occasione. Nella giornata, ma anche in quelle precedenti, in calendario quest’anno nei giorni di sabato e domenica, si potrà compiere il tradizionale atto di accendere un cero alla Madonna quale voto di salute, oppure, visitare la basilica e le straordinarie opere conservate, fare un giro tra gli affollati banchetti della zona o una passeggiata nei dintorni verso la suggestiva Punta della Dogana o la riva delle Zattere, o ancora, assaggiare in qualche osteria la specialità del momento, la castradina (carne di montone, un tempo proveniente dalla vicina Dalmazia) o visitare qualche importante museo della zona contraddistinta anche come il Museum Mile alla quale idealmente appartengono Punta della Dogana, Palazzo Cini, Collezione Guggenheim, Gallerie dell’Accademia.

Il mese di novembre ricorda ancora un altro momento che ha segnato la città e con essa i suoi abitanti. E’ l’alluvione del ’66. Il 4 di novembre di quell’anno, esattamente cinquant’anni fa, una marea eccezionale conseguenza di una serie di eventi concomitanti sommerge letteralmente Venezia (e Firenze) causando ingenti danni al patrimonio architettonico-monumentale e… umano della città.

Di quell’evento unanimemente considerato come uno dei più drammatici della storia moderna della città, alcune importanti istituzioni hanno presentato e presenteranno in questo mese una serie di appuntamenti. Ne ricordiamo qui due: l’opera Aquagranda – “acqua grande”, così viene ricordato quel terribile giorno dai veneziani – commissionata a Filippo Perocco dal romanzo di Roberto Bianchin, che inaugurerà proprio il 4 di novembre la prestigiosa Stagione lirica e di balletto del Teatro La Fenice e la mostra storico-documentaria Venezia 1966-2016, allestita presso gli spazi della Biblioteca nazionale Marciana, con fotografie, testimonianze e memorie, anche inedite, provenienti dai maggiori archivi della città.

Ancora per l’agenda del mese segnaliamo tra le aperture l’importante mostra dedicata a Tancredi Parmeggiani, a distanza di cinquant’anni dalla prima, presso la Collezione Peggy Guggenheim (a partire dal 12 novembre).

Tra le chiusure invece ricordiamo Sigmar Polke e Accrochage rispettivamente a Palazzo Grassi e Punta della Dogana, visibili fino al 6 e al 20 novembre; Venezia e gli Ebrei a Palazzo Ducale, aperta fino al 13 novembre e l’Esposizione internazionale di Architettura, ai Giardini e all’Arsenale che chiuderà dopo circa sei mesi di apertura, il 27 novembre.

Proseguono invece Paolo Venini e la sua fornace e Mindful Hands presso gli spazi della Fondazione Cini; Culture Chanel, a Ca’ Pesaro; Il mondo di Han Meilin a Ca’ Foscari, Plessi – Underwater al Fondaco dei tedeschi; Le fotografie di Burri e Scianna alla Casa dei Tre Oci. D.R.

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