Palazzo Ducale

Capolavoro dell’arte gotica, il Palazzo Ducale di Venezia si struttura in una grandiosa stratificazione di elementi costruttivi e ornamentali: dalle antiche fondazioni all’assetto tre-quattrocentesco dell’insieme, ai cospicui inserti rinascimentali, ai fastosi segni manieristici. Esso è formato da tre grandi corpi di fabbrica che hanno inglobato e unificato precedenti costruzioni: l’ala verso il Bacino di San Marco (che contiene la Sala del Maggior Consiglio) e che è la più antica, ricostruita a partire dal 1340; l’ala verso la Piazza (già Palazzo di Giustizia) con la Sala dello Scrutinio, la cui realizzazione nelle forme attuali inizia a partire dal 1424; sul lato opposto, l’ala rinascimentale, con la residenza del doge e molti uffici del governo, ricostruita tra il 1483 e il 1565. L’ingresso per il pubblico di Palazzo Ducale è la Porta del Frumento (così chiamato perchè vi si trovava accanto l’”Ufficio delle Biade”), che si apre sotto il porticato della facciata trecentesca prospiciente il Bacino San Marco.

castello-palazzo-ducaleLe origini: i primi dogi. I primi insediamenti stabili nella laguna veneta risalgono con ogni probabilità a un momento successivo alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476). Col tempo, questi insediamenti diventano sempre più duraturi, tanto da essere considerati vere e proprie postazioni d’avamposto dell’Impero Bizantino. All’inizio del IX secolo, quella che ormai viene configurandosi come la città di Venezia acquista una maggiore autonomia, favorita dalla lontananza della capitale e sottolineata anche dal punto di vista religioso. La devozione a Teodoro, santo patrono orientale, viene sostituita dal culto dell’apostolo Marco, le cui spoglie mortali, secondo una storiografia di origine più tarda, sarebbero state conservate nella città lagunare. Nell’anno 810 il doge Angelo Partecipazio sposta la sede del governo dall’isola di Malamocco alla zona di Rivoalto (l’attuale Rialto). A questa fase risale la scelta di far edificare qui il palatium duci, il Palazzo Ducale. Si può ipotizzare che il modello potesse essere il palazzo di Diocleziano di Spalato, anche se delle strutture del IX secolo nulla è sopravvissuto.

Il Palazzo. L’antico castello (X-XI). Non sappiamo dunque come doveva essere l’antico palazzo; probabilmente l’area che oggi occupa era costituita da un agglomerato di costruzioni di diversa forma e destinazione, protetto e circondato da una consistente muraglia rafforzata agli angoli da massicce torri e isolato da un canale. Resti delle fortificazioni e delle torri angolari sopravvivono ancor oggi. Nelle numerose strutture edilizie che affollavano quest’area, alla quale si accedeva da una grande porta fortificata, collocata più o meno all’altezza della Porta della Carta, trovavano posto uffici pubblici, il palazzo di giustizia e le carceri, l’abitazione del Doge, scuderie, armerie e altro ancora. Se ne può ritenere una testimonianza sommaria il tracciato merlato che si riconosce nella prima pianta di Venezia giunta fino a noi, opera di fra’ Paolino. Il Palazzo del Doge Ziani (1172-1178). Nel X secolo il palazzo è parzialmente distrutto da un incendio. La ricostruzione che ne segue è voluta dal doge Sebastiano Ziani (1172-1178). Grande riformatore, il doge ristruttura radicalmente l’intera area di Piazza San Marco. Realizza, per il palazzo, due nuovi corpi di fabbrica: uno verso la piazzetta, per ospitare le funzioni legate alla giustizia e uno verso il Bacino, per le funzioni di governo. L’antico castello chiuso e fortificato viene dunque sostituito con una costruzione più aperta verso la città, per aderire alle nuove esigenze di una struttura politica, economica, sociale in espansione. Probabilmente l’aspetto che acquisisce Palazzo Ducale in questo periodo è quello dei maggiori edifici dell’epoca, con le forme peculiari dell’architettura veneto-bizantina, di cui un esempio tipico è il Fontego dei Turchi (attualmente sede del Museo di Storia Naturale). Di questa fase della costruzione sono sopravvissute solo poche tracce, individuabili sostanzialmente in un resto di basamento d’Istria e in pavimentazioni in cotto a spina di pesce.

512__dsc0671Il Palazzo trecentesco. Un nuovo ampliamento si rende necessario alla fine del XIII secolo. Nel 1297, mutamenti politici – la cosiddetta “serrata del Maggior Consiglio” – determinano un considerevole aumento del numero delle persone aventi diritto a partecipare all’assemblea legislativa, da quattrocento a milleduecento. I lavori che condurranno Palazzo Ducale all’aspetto che ci è familiare iniziano intorno al 1340 sotto il doge Bartolomeo Gradenigo (1339 – 1343) e interessano l’ala verso il molo. Per questa fase dei lavori sono documentati anche alcuni degli artefici coinvolti: nel 1361 ad esempio, si nominano un certo Filippo Calendario tajapietra e un Pietro Basejo magister prothus. Nel 1365 il pittore padovano Guariento viene chiamato a decorare la parete orientale della sala con un grande affresco, mentre l’esecuzione del finestrato è opera dei Delle Masegne. Il Maggior Consiglio si riunisce qui per la prima volta nel 1419. I rinnovamenti del doge Foscari e il Quattrocento. Solo nel 1424, sotto il doge Francesco Foscari (1423 – 1457), si decide di proseguire quest’opera di rinnovamento anche nell’ala verso la piazzetta, quella destinata al “Palazzo di Giustizia”. Il nuovo edificio si configura come il proseguimento del “Palazzo del Governo”: al piano terra presenta all’esterno un porticato e al primo piano logge aperte, anche sul lato verso il cortile; allo stesso livello della sala del Maggior Consiglio vi è un vasto salone, detto della Libreria (poi dello Scrutinio). I finestroni e il coronamento a pinnacoli riprendono i medesimi motivi decorativi che caratterizzano la facciata sul molo. La facciata sulla piazzetta viene completata con la costruzione della Porta della Carta (1438 – 1442), ad opera di Giovanni e Bartolomeo Bon. A partire dalla Porta della Carta si avviano i lavori di costruzione dell’androne Foscari, che si protraggono per alcuni anni e vengono conclusi sotto il doge Giovanni Mocenigo (1478 – 1485).

Le altre ali del palazzo e gli incendi (1483-1574). Nel 1483 un grosso incendio divampa nel lato del palazzo affacciato sul canale, che ospita l’Appartamento del Doge. Si rendono così necessari importanti lavori, affidati ad Antonio Rizzo, che introduce nel Palazzo il nuovo linguaggio della Rinascenza. Viene costruito su questo versante un edificio nuovo, con un corpo di fabbrica che si erge lungo il Rio, dal Ponte della Canonica al Ponte della Paglia. I lavori negli appartamenti ducali si concludono entro il 1510. Nel frattempo, Antonio Rizzo è sostituito dal “maestro” Pietro Lombardo, sotto la cui direzione vengono realizzate la decorazione scultorea della facciata e la Scala dei Giganti; poi, nel 1515 succeduto da Antonio Abbondi “lo Scarpagnino”. Palazzo Ducale viene completato solo nel 1559. La posa in opera di due grandi statue di Sansovino, Marte e Nettuno, sulla Scala dei Giganti, avvenuta nel 1567, si può dire sancisca la fine di questa importante fase di lavori. Nel 1574 un altro incendio distrugge però quest’ala, danneggiando in particolare la Sala delle Quattro Porte, l’Anticollegio, il Collegio e il Senato, fortunatamente senza intaccare le strutture portanti. Si procede immediatamente alla risistemazione delle parti lignee e dell’apparato decorativo.

quattordiciscala-dei-gigantigrande-1L’incendio del 1577. Nel 1577 un altro devastante incendio coinvolge la Sala dello Scrutinio e la Sala del Maggior Consiglio, distruggendo irrimediabilmente i dipinti che le decoravano, opere di artisti tra cui Gentile da Fabriano, Pisanello, Alvise Vivarini, Carpaccio, Bellini, Pordenone, Tiziano. Si procede velocemente a un restauro delle strutture dell’edificio, che conserva l’aspetto originale, che si conclude tra il 1579 e il 1580 quando è doge Niccolò da Ponte. Le prigioni e gli altri interventi seicenteschi. Sino a quel momento il Palazzo Ducale aveva ospitato, oltre all’Appartamento del Doge, la Sede del Governo e i Tribunali, anche le prigioni (al piano terra, a destra e sinistra della porta del Frumento). Solo nella seconda metà del XVI secolo Antonio da Ponte ordina la costruzione delle Prigioni Nuove, costruite da Antonio Contin intorno al 1600 e collegate al palazzo dal Ponte dei Sospiri. Il trasferimento delle prigioni libera spazi al piano terra del Palazzo Ducale e permette la ristrutturazione dell’area del cortile all’inizio del XVII secolo. Viene realizzato, nella parte del palazzo di giustizia affacciata sul cortile, un porticato analogo a quello della facciata di rinascimentale che gli sta di fronte; inoltre, sul lato del cortile opposto all’ala sul molo, a fianco dell’arco Foscari, viene eretta un’ulteriore facciata marmorea ad archi, sormontata da un orologio (1615), su progetto di Bartolomeo Manopola.

Il palazzo dopo la fine della Repubblica di Venezia. Le funzioni del Palazzo Ducale, simbolo e cuore della vita politica e amministrativa lungo tutto l’arco della millenaria storia della Repubblica di Venezia, non possono che cambiare a partire dal 1797, anno in cui la Serenissima cade. Da allora si succedono in città la dominazione francese e quella austriaca , fino all’annessione all’Italia, nel 1866. In questo periodo il palazzo diviene sede di diversi uffici, oltre a ospitare per quasi un secolo (dal 1811 al 1904) la Biblioteca Nazionale Marciana e altre importanti istituzioni culturali della città. A fine Ottocento, l’edificio presenta evidenti segni di degrado: il governo italiano decreta allora un ingente finanziamento per provvedere a un radicale restauro. In quell’occasione si procede alla rimozione e sostituzione di molti capitelli del porticato trecentesco, che, restaurati, costituiscono oggi il corpus del Museo dell’Opera. Vengono inoltre trasferiti tutti gli istituti, ad eccezione dell’Ufficio statale per la tutela dei monumenti, che ancor oggi vi risiede, come Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici di Venezia e Laguna. Nel dicembre del 1923 lo Stato, proprietario dell’edificio, affida al Comune di Venezia la gestione del palazzo, aperto al pubblico come museo. Dal 1996 Palazzo Ducale è a tutti gli effetti parte del sistema dei Musei Civici di Venezia.

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