Sing Street – la recensione

1232Such a beautiful feeling” dice una delle canzoni principali ed originali di Sing Street e non c’è frase migliore per descrivere questo gioiello di film. Sì perché John Carney, dopo averci deliziato cuore e orecchie con altre due pellicole musicali indimenticabili come Once, dove la musica veniva suonata e sussurrata lungo le strade, e Tutto può cambiare, dove invece il suono esplodeva dall’alto di New York, torna a raccontare la vita attraverso le canzoni, portandoci stavolta in un coming of age movie, che guarda agli anni’80 lasciandoci un misto di malinconia e gioia.

Ma procediamo con ordine. La storia, come detto, è ambientata nella Dublino degli anni Ottanta, dove vive vive Conor, 16 anni e un talento nella scrittura di canzoni. L’incontro con l’aspirante modella Raphina lo spinge a fondare una pop band per attirarla come attrice di videoclip e far sentire la sua voce in una società che cerca di relegarlo a “sfigato”.

C’è un emozione lunga, unica, che pervade tutto il film e che cresce, pian piano come una sinfonia, come una canzone, dove vengono scritte le prime strofe, poi si deve tornare indietro fino a che tutto diventa armonia, tutto diventa perfetto. Gli anni ’80, tornati prepotentemente attuali sul grande e piccolo schermo (vedi la serie tv Netflix “Stranger Things” o “Tutti vogliono qualcosa” di Richard Linklater), diventano qui non solo pretesto per raccontare una storia universale d’amore, amicizia, coraggio e passione, ma protagonisti veri e propri mettendo in scena la musica di quell’epoca, il modo di vestire, di pensare, il tutto raccontato in un equilibrio tra leggerezza e profondità. I riferimenti al cinema di John Hughes, ad esempio, sono poi palesi con la protagonista femminile, interprertata da Lucy Boynton, che emana luce e diventa simbolica come lo fu, all’epoca, Molly Ringwald.

175555826Le canzoni originali scritte per il film dallo stesso Carney, regalano uno spessore in più ad una pellicola che sa come muoversi, che sa che corde toccare e come toccarle, dove la voglia di evadere del protagonista e dei suoi amici, di avere un’occasione con una metafora finale scontata, ma d’effetto grazie all’accompagnamento della canzone cantata da Adam Levine, riescono a portare a casa un risultato sorprendente. Sì perché il regista riesce a fotografare l’anima delle canzoni, del silenzio di una giornata storta, grigia, dal quale emerge una voce, una musica che ti riporta a galla.

Sing Street è un film, come dice il titolo stesso, di strada, che vive e pulsa sotto i nostri occhi, che ci regala attimi di vita vera conditi da una fortissima gioia di vivere e un pizzico di malinconia, arrivando allo spettatore con la potenza delle immagini che fluttuano al ritmo curativo di una musica senza tempo.

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