Downsizing – recensione del film d’apertura 

Salvare il mondo da piccoli. No, non stiamo parlando di Ant-man, ma del film di apertura di Venezia74, Downsizing di Alexander Payne, accolto tiepidamente dalla stampa, che si presenta come un film dall’incipit sfolgorante, ma che si perde via via mettendo troppa carne al fuoco senza, alla fine, portare ad un risultato concreto.

Downsizing immagina cosa accadrebbe se, per rispondere al problema della sovrappopolazione, alcuni scienziati norvegesi scoprissero come rimpicciolire le persone a una decina di centimetri di altezza, e proponessero di attuare questa soluzione nel giro di duecento anni. Rendendosi presto conto dei vantaggi economici del mondo in miniatura, e con la promessa di una vita migliore, il signor Paul Safranek e la moglie Audrey decidono di abbandonare la loro stressante esistenza a Omaha, per rimpicciolirsi e trasferirsi in una nuova comunità in miniatura. Ma si imbarcheranno in un’avventura che cambierà la loro vita per sempre.

Un’ ironia permeata da cinismo che funziona per la prima parte, per poi diventare ripetitiva e poco funzionale per il proseguimento della storia. Payne sa come scrivere le sue storie e anche qui la sceneggiatura  sembra reggere un gioco di per sé molto complicato, per poi, inspiegabilmente, avvolgersi su se stessa. Mettere troppa carne al fuoco, soprattutto di un argomento così importante come la salvaguardia dell’ambiente, può essere un’arma a doppio taglio. Dare multipli motivi di riflessione, ma allo stesso tempo non approfondirli  in maniera adeguata, porta Downsizing a perdersi. Far spuntare dal nulla la tematica della ricerca della propria identità quasi sul finale, non fa altro che appesantire uno script che avrebbe bisogno di una maggiore leggerezza , la stessa che si vede nella prima parte della pellicola.

Questo non toglie che il film abbia degli spunti e delle scelte stilistiche alquanto interessanti e che abbia i suoi picchi  nelle comparse sullo schermo di Hong Chau e Christoph  Waltz, che rubano completamente la scena ad un Matt Damon che sembra rimasto su Marte e pronto a colonizzare con le patate un nuovo ambiente.

Era difficile  trovare un film d’apertura  all’altezza di La La Land e Downsizing sicuramente non raggiunge i picchi visti l’anno scorso, ma una certezza c’è: questo sarà un film che piacerà al pubblico senza pretese che affolla le nostre sale e che vuole staccare la mente, per 135 minuti che passano comunque senza farsi sentire.

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