The Leisure Seeker (Ella & John), recensione del film di Virzì 

Vivere l’amore da anziani sembra un fil rouge di questa mostra del cinema. Ma se la pellicola con Redford e Fonda nella sua bellezza aveva una forte impronta televisiva (il target è, in fondo, proprio quello), The Leisure Seeker di Paolo Virzì aggiunge alla semplicità del film di Batra il tocco d’autore che rende la pellicola indimenticabile ed in grado di toccare corde diverse grazie anche a due meravigliosi interpreti come Helen Mirren e Donald Sutherland.

The Leisure Seeker è il soprannome del vecchio camper con cui Ella e John andavano in vacanza coi figli negli anni settanta. Per sfuggire a un destino di cure mediche che li separerebbe per sempre, la coppia sorprende i figli ormai adulti e invadenti salendo a bordo di quel veicolo anacronistico per scaraventarsi avventurosamente giù per la Old Route 1, destinazione Key West

Libertà. Autostrada  verso un incerto infinito, libertà è solo un altro modo di dire che non si ha niente da perdere. Libertà di scegliere, fino alla fine, sempre cosa fare e come vivere così come morire. Paolo Virzì mischiando come solo lui sa fare tragedia e commedia, ci dà una lezione di vita che riesce nel suo scopo di farci riflettere tra le lacrime e le risate. Perché se un film è in grado di portarci all’estremo dei due sentimenti, vuol dire che è una pellicola forte, scritta in maniera sublime ed esaltata dalla chimica e il tempo comico e drammatico di due vecchie guardie e sicurezze come sono Sutherland e la Mirren.

Un viaggio ricco di emozioni quello che ci regala il regista livornese, che dopo la strada de La Pazza Gioia, si ributta on the road con la stessa passione e voglia di fare grande cinema, affidandosi alla sua completa padronanza del mezzo e a due protagonisti capaci di cambiare registro in maniera repentina, senza mai prendersi troppo sul serio. 

Ma l’amore è anche un viaggio, così come la vita e quel scassato camper diventa non solo un mezzo con cui muoversi, ma un contenitore nel quale inserire ricordi, dolori, sogni, diventando quindi una metafora della vita stessa che nonostante gli acciacchi e l’età continua ad andare avanti. Non si può tornare indietro, ma essere bravi ad accettare e ad accogliere tutto quello che ci viene incontro, pur continuando ad avere le mani ben salde sul volante, decidendo dove andare, sembra suggerirci il regista, sia la chiave di questa esistenza.

C’è una purezza nello sguardo di Virzì  su queste due esistenze che accarezza il cuore con dolcezza e fierezza, dando loro anche in una malattia mai menzionata, una dignità e un controllo su qualcosa di così incontrollabile come la malattia stessa, che smuove l’anima e colpisce anche lo spettatore più impassibile. Sentirete parlare molto di questo film, forse anche incomprensibilmente male, ma fidatevi, lasciatevi trascinare da una storia che sa parlare di amore, di libertà e di vita così bene anche e soprattutto alla luce della morte.

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