TRA ARTE E ARTIGIANATO
una passeggiata a Venezia tra luoghi
d'arte, artigianato, e calli iconiche

Le luci dell’imbrunire sulla città di Venezia, si fondono lungo la veduta di un canale ingentilito dai riflessi dorati di un albero di Natale. La città di Venezia, si prepara ancora una volta alla grande festa.

I giochi di luce delle luminarie, il tradizionale albero in Piazza San Marco, i presepi nelle chiese, gli addobbi delle vetrine, una pista sul ghiaccio, fino… al grande spettacolo pirotecnico di fine anno in bacino San Marco. Così, la calda atmosfera natalizia sembra quasi prendere il sopravvento su quella inevitabilmente fredda dell’inverno. Un inverno però al quale si aggiunge un altro valore, quello di una stagione dove Venezia sembra tornare alla sua essenza, quella di una città a misura d’uomo, unica, avulsa dalla frenesia del mondo esterno, come solo un’isola sa essere.

Natale a Venezia
un itinerario in città

L’itinerario che percorriamo assieme tra le calli di Venezia inizia da un palazzo noto come la Casa-museo di Mariano Fortuny, oggi facente parte dello straordinario patrimonio della Fondazione Musei Civici di Venezia.

Il campo da dove partiamo è quello di San Beneto, un campo nascosto, come tanti a Venezia, che assume forse già solo per questo un valore particolare. Ci si arriva da Calle della Mandola, frequentata via di negozi che unisce Campo Manin a Campo Sant’Angelo. E lo trovate nella mappa a fianco contrassegnato con la lettera A.
La passeggiata si snoda tra il sestiere di San Marco e quello di Cannaregio arrivando nel Ghetto di Venezia in un percorso che sembra tortuoso, ma pensato per fare una passeggiata diversa dai soliti percorsi anche se ovviamente ci passeremo.

I punti elencati sono un riferimento di visita, di shopping e di arte.

  • A – Museo Fortuny – Casa Museo
  • B – Micromega Ottica
  • C – Bugno Art Gallery
  • D – Ely’s Venice Gallery
  • E – Oreficeria Gioielleria Dogale
  • F – Ely’s Gallery – Cl. Ghetto Vecchio, 1221
  • G – Galleria D’arte Ghetto Et Cetera

Ogni attività descritta nella passeggiata ha  dedicata una dettagliata pagina illustrativa.

Come già avete letto la nostra passeggiata inizia dalla Casa-museo di Mariano Fortuny  e partendo da quel punto la mappa vi accompagnerà lungo una passeggiata tra le calli di Venezia. Un percorso tortuoso a volte ma che è stato pensato per accompagnarvi lungo calli che spesso non vengono attraversate se non dai veneziani Senza per questo farvi perdere le iconiche vie dello shopping, la Piazza San Marco e farvi arrivare da un lato non consueto nella lunga e particolare Strada Nova, che vi porterà fino all’antico Ghetto di Venezia.

Mariano Fortuny la sua Casa Museo

Raggiunto Campo San Beneto, ci apprestiamo a salire a visitare le sale del Museo il prezzo del biglietto singolo è acquistabile online a € 11,00 

Mariano Fortuny, nato a Granada nel 1871 da una famiglia di artisti che si trasferì a Venezia nel 1889 nel palazzo già noto come Palazzo Pesaro Orfei, è stato un genio assoluto.

Nella sua vita si dedica alla pittura, all’incisione, alla scenografia, alla tecnica della scena e della illuminazione, alle arti applicate. Con la moglie Henriette Negrin concepì inoltre creazioni di moda con applicazioni e fantasie di tessuti che sono passate alla storia. Vi rimando alla pagina del museo per i dettagli

Dal “regno” di Mariano Fortuny e delle arti applicate passiamo alle creazioni di un’azienda che da anni rappresenta uno dei marchi più noti dell’occhialeria veneziana.

Micromega l’arte al servizio dell’ottica

Usciti dal museo ci dirigiamo verso Calle della Mandola, e teniamo la destra verso Campo Sant’Angelo e Campo Santo Stefano. All’altezza del monumento dedicato a Nicolò Tommaseo prendiamo sulla sinistra Calle dello Spezier e seguendo il flusso verso San Marco, dopo Campo di S. Maria del Giglio troveremo sulla sinistra le raffinate vetrine di Micromega.

Uno sguardo alla vetrina e sicuramente vi innamorerete delle montature d’occhiale esposte. Prodotte su disegno di Roberto Carlon, fondatore e patron dell’azienda e dal suo team nel laboratorio a pochi passi dal negozio. Vi rimando alla pagina dedicata a micromega per ulteriori dettagli.

Bugno Art Gallery

il percorso per le calli della città di Venezia ci porta naturalmente verso San Marco per via XXII Marzo, la strada dei grandi brand internazionali.

Sulla sinistra prendiamo Calle del Sartor e in pochi metri ci troveremo in Campo San Fantin contraddistinto dalla facciata del più celebre teatro della città, il Teatro La Fenice.

Nell’ammirare il Teatro stiamo dando le spalle ad una delle più note galleria d’arte di Venezia: la Bugno Art Gallery diretta da Massimiliano Bugno da sempre luogo ideale di ritrovo tra artisti e appassionati d’arte situata nel luogho di punta della cultura veneziana, tra il Gran Teatro La Fenice e l’Ateneo Veneto.

Alla galleria da pochi mesi si affianca poi un ulteriore e suggestivo spazio chiamato “in Corte” dove nel mese si terrà una selezione di Mario De Luigi. Come per gli altri luoghi che incontriamo lungo questa passeggiata la pagina dedicata a Bugno Art Gallery vi darà ulteriori informazioni.

Ely’s Venice Gallery

lasciata la Bugno Art Gallery e dando le spalle al Teatro la Fenice ci incamminiamo prendendo, all’angolo della Galleria, la Calle drio la Chiesa per proseguire all’incrocio, fino a Calle dei Fuseri

Si attraversa il ponte e dopo qualche metro sulla destra troveremo Ely’s Venice Gallery, spazio dedicato ad uno dei simboli della venezianità nel mondo: la lavorazione del vetro.

Nata da un’idea di un appassionato del Vetro Veneziano con l’intento di riportare nel cuore della città quello spirito artigiano che fino a pochi anni fa identificava Venezia, questa galleria spicca come un vero e proprio show room di sculture classiche in vetro di Murano e, al tempo stesso, come un luogo in continua evoluzione, capace di stupire in maniera diversa ogni volta che lo si visita.
Qui, in un ambiente che si rifà agli antichi palazzi della Serenissima, si possono ammirare, con i grandi classici della tradizione, come i cavalli rampanti o i goti (bicchieri) muranesi, vere e proprie chicche da collezione, come scarpe in cristallo (in stile Cenerentola) o imbarcazioni dalle forme fantasiose.

Dall’arte del vetro a quella della gioielleria, il passo, almeno nel nostro itinerario è breve. Proseguendo la Calle dei Fuseri e sbucati in campo San Luca, il campo che geograficamente segna il centro della città, prendiamo subito sulla destra per sbucare, dopo il suggestivo Bacino Orseolo, adibito a stazio per le gondole, nella scenografica Piazza San Marco.
Seguendo la linea delle Procuratie Vecchie (da poco riaperte e visitabili entrando dal civico 105) imbocchiamo Calle della Canonica, adiacente il lato sinistro della basilica. Oltrepassato l’omonimo ponte da dove si può avere una veduta sul famoso ponte dei Sospiri troveremo, sulla sinistra, la Gioielleria Dogale diretta da Giorgio Berto, uno degli ultimi maestri orafi rimasti in città.
Con i figli Alessandro e Ursula gestisce con la passione che solo un artigiano vero può avere nei confronti di quella che considera un’arte, il suo atelier, lavorando dal vivo l’oro.
Chiunque con i propri occhi può vederlo qui far nascere piccoli oggetti preziosi e unici, come lo sono i “Moretti veneziani”, un gioiello della antica tradizione, pensato per rappresentare la vittoria di Venezia sui pirati turchi e che alla Dogale si produce praticamente da fine anni ’50.
Altre preziose proposte sono rappresentate dagli anelli con pietre incise; dagli anelli Chevalier con stemmi nobiliari e dai gioielli Vanitas, ovvero i memento mori a soggetto teschio: da quelli allegri e vivaci, a quelli in stile messicano o rock.
Per l’atelier di Giorgio Berto sono passati la contessa Marzotto, il finanziere Robert de Balkany e clienti esigenti dell’aristocrazia europea, ma anche galleristi, stilisti e grandi imprenditori da tutto il mondo.

Siamo a San Marco ma c’è ancora un luogo nel nostro ideale itinerario che vorremmo presentare. Per arrivarci si può scegliere tra una passeggiata di circa due chilometri (vedi la nostra mappa) o salire su un vaporetto della linea 2 a Rialto e sbarcare all’imbarcadero di San Marcuola.
La meta ora è nel cuore dell’antico Ghetto Ebraico, quella zona in città dove gli ebrei erano obbligati a risiedere – a partire dal 1516 – durante il periodo della Repubblica di Venezia. Oggi, questo luogo è uno dei più caratteristici della città, ricercato per la sua quiete, il suo museo, quello Ebraico, le sue Sinagoghe, ma anche per le sue botteghe, i ristorantini, le gallerie d’arte.
Qui, lungo la calle del Ghetto Vecchio troviamo la seconda sede di Ely’s Gallery.
Presentata in un caratteristico ambiente tra le pietre a vista in calle Ghetto Vecchio 1221, offre al suo visitatore un’allettante scelta di gioielleria tra tradizione e look moderno impreziosito dallo speciale connubio tra tradizione ebraica e vetro di Murano.
Si potranno così ammirare Menorah, Hannukkah ed oggetti preziosi con immagini sacre ma anche preziosi vasi vintage e pezzi unici delle più prestigiose vetrerie.

Da qui proseguiremo lungo la calle e il suo omonimo ponte che porterà al cuore di questa zona, il Campo del Ghetto Novo. La nostra ultima meta sarà la Galleria Ghetto et Cetera nata dall’unione e dall’esperienza ventennale di Melori & Rosenberg Art Gallery.
In questa sede, Donatella B. Melori, la fondatrice della storica galleria – la prima della zona del Ghetto – e Alice Faga, la giovane e appassionata Art director, proseguono con questo nuovo progetto l’iniziale ricerca artistica ospitando mostre personali e offrendo servizi per gli artisti che hanno piacere di esporre a Venezia, in uno spazio oggi fruibile anche virtualmente.
Alle esposizioni temporanee la galleria affianca la collezione permanente con opere di Luigi Rocca, pittore iperrealista ispirato dall’America e in particolare dagli Stati Uniti; di Lucia Sarto, friulana, nota per il suo stile definito “Realismo Romantico”e ancora, con opere del triestino Fabio Colussi, Donatella Bedello, Ari Erom e Giorgio Rocca.
La galleria, con le sue due vetrine e la porta d’ingresso si affaccia sul Campo del Ghetto Nuovo, proprio di fronte al nuovo ingresso del Museo Ebraico (oggi in fase di restauro) accanto al ponte che conduce alla frequentata Fondamenta degli Ormesini. 

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