Captain Fantastic – la recensione

Il cinema indipendente americano ha, molte volte, voluto tratteggiare la famiglia in maniera alquanto originale e fuori dagli schemi. Capostipite di questo genere di nuclei famigliari colorati al “pastello”, c’è sicuramente Wes Anderson a cui Matt Ross con il suo Captain Fantastic sembra, solo all’apparenza fare il verso, ma che nasconde invece un’anima fortemente drammatica, ma allo stesso tempo pura e libera.

Ben Cash (Viggo Mortensen) cresce i suoi sei figli nelle foreste, lontano dall’influenza del consumismo, educandoli attraverso le regole della nature. I ragazzi sanno cacciare, arrampicarsi, usare le armi, suonare strumenti, non sanno dire bugie e studiano antropologia. Una vita da Re delle foresta, fino a quando la notizia della morte della madre malata li porti a dover abbandonare il loro rifugio per tornare al mondo esterno, dove Ben, al contatto con i ricchi genitori della moglie e la loro fastosa casa inizierà a dubitare delle sue capacità di genitore.

Per raccontare un tema come la perdita di un genitore e in parallelo anche cosa voglia dire essere genitori al giorno d’oggi, Ross decide di usare la delicatezza e una gamma di emozioni che vanno dalla risata, alla rabbia, fino all commozione vera e propria con una delle scene finali più toccanti e piene di vita di questa stagione cinematografica. Ed è un film, questo Captain Fantastic, dalle mille anime, dai mille colori in grado di farci pensare e, allo stesso tempo, intrattenere con intelligenza.

Il regista ci regala una fotografia del tutto personale di cosa voglia dire vivere nella società odierna, esplorando uno stile di vita alternativo senza per questo esaltarlo, ma facendo comprendere che ogni scelta, giusta o sbagliata che sia, ha le sue conseguenze. Le ferite dell’anima dei protagonisti sono così evidenti sulla loro pelle, da fare male allo spettatore, regalando non solo una delle performance più sentite e coinvolgenti di Viggo Mortensen qui nei panni di un padre un po’ despota, in grado però di rimettersi in gioco, di guardarsi allo specchio e di giudicarsi, ma anche di un gruppo di giovani attori, come il bravissimo George McKay già apprezzato in Bypass qualche hanno fa a Venezia, che riescono a far propri i personaggi con carisma e professionalità di artisti navigati.

Nonostante, forse, qualche sentimentalismo di troppo Captain Fantastic risulta, sicuramente, tra i 10 film migliori dell’anno, capace di unire riflessione ed intrattenimento, emozione e qualche risata, facendo partecipare lo spettatore al processo di crescita e di accettazione della perdita dei protagonisti. Davvero, non perdetelo.

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