La La Land, la recensione

Film premiato dalla critica in tutto il mondo, 14 nominations agli Oscar tanto da raggiungere Eva contro Eva e Titanic ed entrare già nella storia, 7 Golden Globes su 7 vinti. Un piano sequenza iniziale da brivido e lezione di gran cinema. La nuova generazione di 30enni di Hollywood guidata dal suo regista, Damien Chazelle,  31 anni, un solo film alle sue spalle, bello e potente come Whiplash, e pronto a lasciarci in eredità con il suo secondo lavoro una pellicola che per certo entrerà nell’Olimpo della settima arte.

Mia è un’aspirante attrice che, tra un provino e l’altro, serve cappuccini alle star del cinema. Sebastian è un musicista jazz che sbarca il lunario suonando nei piano bar. Un incontro casuale e poi la passione travolge i due aiutata dalla condivisione di aspirazioni comuni, da sogni intrecciati e da una complicità fatta di incoraggiamento e sostegno reciproco. Ma quando iniziano ad arrivare i primi successi, i due si dovranno confrontare con delle scelte che metteranno in discussione il loro rapporto.

La La Land guarda al passato senza nasconderlo, lo omaggia e vibra di quell’anima immortale che fecero grandi film come Cantando sotto la pioggia, solo per citare uno dei molti riferimenti utilizzati da Chazelle che riesce, ancora una volta, a catturare la musica e ad inserirla in quella che, se in Whiplash era un incubo quotidiano, qui è una fiaba del quotidiano. Il volteggiare leggiadro di Emma Stone e Ryan Gosling si riflette negli occhi di uno spettatore immerso in una tavolozza di colori pastello ed emozioni, dirette con un’ attenzione ai dettagli e al montaggio sonoro e visivo.

Chazelle spinge lo spettatore ad un dialogo diretto con i suoi protagonisti e ancora di più con le vicende, ti chiede di crederci, ti solleva da terra e ti pone delle domande, al limite dell’esistenziale. La vita è dei sognatori o di chi rimane con i piedi per terra? Una scelta può davvero cambiare un’ intera esistenza e guidare il destino verso la sua più ovvia risoluzione?

E a noi non resta che cercare la risposta negli sguardi di Stone e Gosling, nel loro volteggiare, nel loro scivolare nella vita, nel battere i piedi al ritmo malinconico della città delle stelle, in un sorriso mancato, nelle lacrime di Mia che con i suoi occhi riempie lo schermo e ci apre all’universo delle emozioni. Perché non c’è niente fuori posto in La La Land, la partitura non trova falle, non ha cadute di stile e nemmeno di ritmo, i momenti musicali sono dosati, messi lì a sottolineare i momenti focali e le canzoni di Justin Hurwitz sono solo la ciliegina sulla torta di una sinfonia orchestrata da Chazelle, ma guidata dai i due solisti Emma Stone e Ryan Gosling. Sono loro il cuore del film, la loro chimica (ricordiamo qui terzo film assieme e un quarto in cantiere) rende il tutto più credibile e anche lì dove la realtà incontra la fiaba, siamo predisposti a crederci, perché la loro felicità quanto la loro sofferenza rompono la quarta parete per scontrarsi con lo spettatore e arrivare fin sotto la pelle.

La La Land è un film che vibra ad ogni passo è ad ogni canzone, che ci sbatte addosso la vita vera donandocela con quel “poco di zucchero”, dimostrandoci che si può camminare nella vita di una persona in punta di piedi oppure lasciando un segno indelebile come le scarpe da tip tap sul terreno.

Lascia un commento

Facebook2k
Facebook
G0
G
https://www.unospitedivenezia.it/cinema/la-la-land-la-recensione/
EMAIL
RSS