Oceania – la recensione

Che siano le maratone in tv o un film al cinema, almeno per la mia generazione, Natale è sinonimo di film Disney, da vedere e rivedere, cantando come un Peter Pan che non vuole mai crescere tutte le canzoni a squarciagola. L’emozione di mettersi in sala, aspettare che le luci calino e scoprire in che mondo e in che emozioni casa Disney vuole portarci questa volta, è quindi un appuntamento assolutamente immancabile, soprattutto se poi si sforna un gioiellino come Oceania.

La storia è quella di Vaiana, figlia di un capo tribù polinesiano e vivace adolescente che decide, per salvare il proprio popolo dall’incombenza dell’oscurità, di imbarcarsi in una coraggiosa missione per mare, oltre la barriera corallina dove, con l’aiuto del semidio Maui, cercherà di riconsegnare alla dea Te Fiti il cuore che, secoli prima, lo stesso Maui le aveva sottratto.

Se Zootropolis aveva dalla sua la novità di essere un film sofisticato e complesso, Oceania, al contrario, spicca per la sua semplicità d’intenti, per il suo essere giocoso e puro, in una trama assolutamente lineare, che riesce immancabilmente ad arrivare al cuore dello spettatore.

Una pellicola moderna che però non manca di guardare le eroine della tradizione disneiana, in particolar modo è impossibile non trovare delle similitudini sia con Ariel che con Mulan. Legata al mare come alla prima e guerriera come le seconda, alla ricerca della propria identità, ha anche nella sua theme principale, la splendida “How Far I’ll Go”, una somiglianza con “Parte del tuo mondo” da La Sirenetta e con “Riflesso” della guerriera giapponese. Ma non solo, lo stesso Maui, mutaforma e magico, ci riporta indietro con la memoria al Genio di Aladdin.

Consapevole di questi richiami alla classicità, che però vengono qui attualizzati, Oceania decide di giocare con gli archetipi dei film precedenti con battute e gag affidate principalmente a Maui, doppiato da un sorprendente Dwayne “The Rock” Johnson ottimo anche come cantante, che si fa beffe delle narrazioni che da sempre hanno caratterizzato la casa d’animazione.

Guardare al passato, ironizzarci su, modificarlo e, dunque, contemporaneizzarlo diventa uno dei cardini di questo nuovo classico, che regala alle nuove generazioni una “principessa” che, al dispetto delle sue nonne Biancaneve, Cenerentola o Aurora, si trova alla ricerca non del principe azzurro, ma come le sue cugine Brave, Elsa e, di nuovo Mulan, di se stessa. Ma qui si fa un passo ulteriore, rispetto alle eroine precedenti. Il mondo in cui viene inserita la protagonista, è un universo dove le donne sono completamente emancipate, coraggiose e prestanti; mai una volta viene sottolineata la differenza tra donne e uomini e tutti sono sullo stesso piano. E sono proprio loro, il “gentil sesso”, ma più virgolettato di così, a muovere le fila del discorso. Sì perché il mondo nasce dal ventre della della dea Te Fiti, la nonna Tala (uno dei personaggi più belli della storia Disney e quello che più volte rischia di commuoverci) spinge la protagonista a trovare se stessa e la stessa Vaiana si fa simbolo di tutte quelle bambine, e non solo, di oggi che per vivere un’avventura come si deve non ha assolutamente bisogno dell’introduzione del principe azzurro, elemento che qui, quasi per la prima volta, manca completamente.

In una fotografia spettacolare, Oceania è un film puro, che non cerca costruzioni complesse, ma che decide di seguire la semplicità e che, con le sue immancabili canzoni, farà sognare milioni di bambini e non solo.

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