The Lego Batman Movie, la recensione

Quando uscì The Lego Movie, nessuno di noi sapeva cosa aspettarsi. Un film per bambini in grado di riportarli ad usare quei mattoncini che hanno segnato la nostra infanzia, ma che era andati in disuso, oppure qualcosa di totalmente diverso? Sono bastati i primissimi minuti per capire che eravamo davanti ad un progetto “meraviglioso” in grado di unire grandi e piccini, attraverso un divertimento sano ed intelligente, seppure dissacrante.

Ed è per questo che le aspettative per il suo spin-off The Lego Batman erano piuttosto alte e il regista Chris McKay non delude le aspettative, ma anzi le esalta, in un pentolone pop divertito e che diverte quasi fino alle lacrime.

Tutti conoscono Bruce Wayne e il suo alter ego Batman, tutti conoscono le sue imprese e lo esaltano, ma quello che non tutti sanno è la solitudine che il giustiziere della notte si ritrova a vivere ogni giorno tornando nella sua villa, abbarbicata su una montagna, nella sua isola personale. Si riscalda un’aragosta che sa che mangerà in solitudine a bordo di una barchetta nel suo lago artificiale e poi passerà una serata nel suo cinema di lusso a rivedere Jerry Maguire. Il Cavaliere Oscuro ha tutto: soldi, fama e fans eppure è solo.

Ed è proprio da questo particolare che McKay indovina il punto di vista nuovo su cui raccontare l’ennesima riproposizione di questo supereroe senza poteri. Una chiave di lettura che prende spunto dalla prima opera di Christopher Nolan e la modifica, vedendo sì Batman come un personaggio non del tutto positivo, ma non per aver solo provocato più danni che soluzioni, ma  per aver deciso di vivere in solitudine.

Bruce/Batman sembra avere il deserto dentro di sé. Non riuscire più a provare nessun sentimento, nemmeno odio verso Joker. Ed è proprio questa indifferenza il suo peccato maggiore ed è su questo sguardo che l’opera di McKay fa la sua fortuna.

Eppure questa sua solitudine viene inserita in un contesto che è assolutamente corale, dove è il tanto (ma mai il troppo) ad essere al centro. Non c’è un solo villain, ci sono tutti e anche quelli da altre saghe (da Sauron de Il signore degli Anelli, fino ai Dalek di Doctor Who), non c’è un solo compagno al suo fianco, ci sono tutti ed è proprio questo suo contesto sociale in cui viene inserito il film, ma che già era punto focale in The Lego Movie, che riesce a cambiare il destino di un personaggio come Batman. Infatti è qui, nel caos più totale, nella miriade di personaggi, gestiti alla perfezione, solo in questo contesto che il Cavaliere Oscuro conosce per la prima volta la felicità, il senso di famiglia.

McKay si permette quello che nessuno si era mai permesso, donando quella dimensione in più a Batman e questo perché siamo davanti ad un film pop, che vive del mondo che lo circonda e che, proprio grazie alla funzione prima dei mattoncini, può prenderlo e decostruirlo per poi rimontarlo come più gli piace. Da questo punto di vista, le possibilità dei Lego e quindi di quello che ci si può fare con le pellicole e alle storie, così come ai personaggi è pressoché infinito, esaltando ancora una volta l’elemento base della casa Danese: sfruttare la propria immaginazione senza limiti.

Altra cosa interessante è l’uso che questa pellicola decide di fare dell’aspetto sonoro. Se un film infatti è composto da suoni, qui anche questo viene ribaltato in favore delle più fumettistiche onomatopee. Non sentirete mai lo sparo ma sentirete i personaggi dire “pew, pew”, è come se davanti ad un esplosione non sentiste il fragore ma solo qualcuno che dice “booom”, e tutto questo è assolutamente geniale ed innovativo.

The Lego Batman è anche una commedia esilarante, citazionisticamente pop, che riesce anche andare oltre alla famiglia tradizionale,  dolce per alcuni aspetti, ma anche dissacrante nel prendere in giro prima di tutto sé stessa e il marchio Batman, canzonato in ogni modo possibile, diventando così un meta-film dalla battuta sempre pronta e, cosa più importante, sempre assolutamente spassosa ed intelligente.

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