“La Salute”, un rito ancora vivo

Una veduta di Michele Marieschi ci riporta di circa 300 anni indietro nel tempo.

Siamo nella prima metà del Settecento e quasi nulla è cambiato. La grande basilica decorata da fregi e statue, gli edifici ai lati, con i loro tipici camini. Le gondole, come si usava al tempo, allestite con il tipico felze, simbolo di quella Venezia libertina e misteriosa.

Ma perché proprio questa immagine, soprattutto, perché a novembre. Per i veneziani ma anche per chi un po’ conosce Venezia non ci sono dubbi. Il motivo è lei, quell’inconfondibile tempio in pietra d’Istria bianca che domina con la punta della Dogana, l’apertura del Canal Grande verso il bacino di San Marco: la basilica di Santa Maria della Salute.

Una grande chiesa, imponente che ricorda con le sua enorme cupola la vela spiegata di un vascello ma, soprattutto, una grande storia, fatta di gente e di sofferenza, di fervore e di fede.

E’ la storia, per tutti i veneziani, ma ormai anche per molti stranieri che amano questa città, della Madonna della Salute.

Torniamo ancora indietro nel tempo, a quasi di un secolo di distanza dalla disincantata immagine offerta dal Marieschi. Era il 1630, uno dei più drammatici momenti della storia veneziana: una spaventosa epidemia di peste in pochi mesi spazza la città, di almeno metà della popolazione.

Inerme, davanti all’immane tragedia, il Doge Nicolò Contarini con editto del Senato e sostegno di un voto popolare decide per la costruzione di un tempio dedicato alla Vergine Maria per chiedere intercessione e porre fine alla pestilenza che cessò, quasi miracolosamente, l’anno seguente.

L’incarico fu assegnato ad un giovanissimo architetto, l’allora trentaduenne Baldassarre Longhena che pensò ad un edificio grandioso, quello che vediamo ancor oggi. L’interno, a pianta ottogonale, doveva presentare sull’altare oltre alla Madonna, un gruppo di statue tra cui quella rappresentante una vecchia con le braccia alzate, rappresentazione della peste in fuga. L’opera enorme e ardita nel suo progetto fu definitivamente consacrata il 21 novembre 1687 senza che il suo grande architetto, morto cinque anni prima, potesse contemplarla.

Ecco allora il motivo del nostro omaggio e di quello che ancor oggi in quella giornata, tutti i cittadini dedicano con un pellegrinaggio a questa madonna. 

Simboli di questa festa dove ancora si può percepire quello spirito antico, saranno un ponte su barche che faciliterà l’accesso dalla zona di San Marco; una messa solenne celebrata dal Patriarca di Venezia e, naturalmente, il rito dell’accensione del cero votivo.

Si potrà così visitare la basilica per ammirare la celebre “Madonna Nera” che si trova sull’altare maggiore dal 1669 e le straordinarie opere conservate, fare un giro tra gli affollati banchetti della zona o una passeggiata nei dintorni verso la suggestiva Punta della Dogana o la riva delle Zattere ricercando magari, in qualche osteria, la specialità del momento, la castradina

Per chi non avrà questa occasione il mese di novembre conferma uno straordinario cartellone di appuntamenti. Basterà scorrere le pagine a seguire per scoprire la nuova “stagione” del Teatro La Fenice con opera e sinfonica, quella del Teatro Goldoni per la prosa e lo straordinario panorama espositivo condotto dalla maxi-mostra di Biennale Architettura, dalle mostre celebrative su Jacopo Tintoretto e di quelle offerte da altre grandi istituzioni come la Peggy Guggenheim Collection e le Fondazioni Giorgio Cini, Querini, Pinault e Prada. D. R.

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