Maggio con Ruskin, Albers, Biennale e… Vogalonga

John Ruskin scopre Venezia in uno dei periodi più difficili e tormentati della sua storia, la decadenza ottocentesca.
Inglese – nasce a Londra nel 1819 – frequenta la città in undici viaggi, il primo a sedici anni, dal 1835 al 1888.
La studia e la racconta osservando con animo sensibile e romantico i suoi tramonti, i suoi pleniluni, i suoi scorci, i suoi grandi maestri e, soprattutto, le sue architetture.

La passione per la città si trasforma presto in un atto d’amore che prenderà forma in The Stones of Venice (“Le Pietre di Venezia”) un testo che passerà alla storia come un inno alla bellezza, alla unicità e… alla fragilità di una città che in quegli anni più che mai, appare sgretolarsi sotto i colpi del tempo e dell’oblio. Un tema questo, visto la particolare conformazione della città, in parte ancora di straordinaria attualità.

Oggi, nella fascinosa scena dell’appartamento del doge, a palazzo Ducale, una grande mostra promossa dai Musei Civici di Venezia punta l’attenzione su John Ruskin e la sua più grande opera letteraria. Qui, fino al 10 giugno, un centinaio di opere, tutte provenienti da musei stranieri, ne documentano la vocazione a tradurre la visione della realtà del suo tempo in immagini e parole toccando quella coscienza civile della tutela e del restauro che culminerà con il secolo seguente.

Il percorso, aperto da un intervento scenografico di Pier Luigi Pizzi, prende spunto da una visione “privata” dello scrittore e critico inglese con alcuni autoritratti, foto e dipinti che lo ritraggono, a cui si aggiungono i volti di Rose, la fanciulla che sognava di sposare, ma che morì a soli 27 anni. Segue una parte naturalistica con soggetti cari come quelli delle Alpi, delle “foglie” e delle “alghe”; alcune languide vedute di Venezia di Turner, suo grande amico; fino alle raffinate descrizioni dei monumenti veneziani centrate sulla descrizione e sul dettaglio.

Dalle architetture veneziane riprese dall’occhio ottocentesco di Ruskin a quelle contemporanee e futuribili… il passo è breve. Il riferimento è alla sedicesima edizione della Mostra internazionale di Architettura dal titolo FREESPACE, attesa per gli ultimi giorni di maggio (24 e 25 la vernice).

Le due curatrici irlandesi, Yvonne Farrell e Shelley McNamara, porranno quest’anno l’attenzione sul rapporto tra spazio e architettura, con particolare focus sui concetti di spazio pubblico. Alla mostra centrale si affiancheranno 63 partecipazioni nazionali dislocate tra gli storici padiglioni, l’Arsenale e il centro storico.

Ancora architettura, ma intesa questa volta come riferimento geometrico e formale. Il riferimento è rivolto a Josef Albers precursore dell’arte americana del dopoguerra e, più precisamente, alla mostra che la collezione Peggy Guggenheim gli dedicherà a partire dal 19 maggio. L’architettura che in questo caso viene interpretata è quella tratta dai siti e dai monumenti del Messico precolombiano. La stessa sede, dal 25 maggio, presenterà ancora una piccola ma significativa mostra che ricorderà la prima esposizione, in occasione della Biennale Arte del 1948, di una collezione di Peggy Guggenheim in Europa.

Tra i moltissimi eventi del mese di maggio – tutti, o almeno in buona parte, menzionati nelle pagine a seguire – ricordiamo infine la Vogalonga. Con il Redentore e la Regata storica è la più spettacolare manifestazione acquea dell’anno, nota anche come la maratona della laguna. E’ anche quella che più interpreta lo spirito e la grande tradizione veneziana del remo che sempre più nel tempo, ha saputo conquistare appassionati della voga da ogni parte del mondo: domenica 20 maggio sarà in città l’assoluta protagonista. D.R.

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