Peggy Guggenheim e… l’Arte moderna

Un’immagine iconica apre questo numero di un Ospite di Venezia.
Una donna sembra librarsi in volo per raggiungere quelli che sembrano petali di un fiore… Lei è Peggy Guggenheim e quel fiore è… “L’arco di petali” di Alexander Calder.
Tutto forse nasce da qui… da una donna che porta con sé una straordinaria passione, e da un momento dove finalmente il mondo ritrova la pace con se stesso.
È l’estate del 1948, siamo a Venezia, alla prima Biennale del dopoguerra, la ventiquattresima della sua storia. La Grecia è ancora in fiamme per la guerra civile e concede il suo padiglione a Peggy Guggenheim e alla sua collezione.
È una svolta epocale. Non si era mai vista fino a quel momento, nel vecchio continente, una raccolta così rappresentativa di “opere dell’arte non-oggettiva”. Sono rappresentate tutte le scuole artistiche del momento: dal Cubismo, al Futurismo, fino al Dadaismo, al Surrealismo e all’Espressionismo astratto.
Agli italiani, Balla, Severini, de Chirico, Campigli, si affiancano gli alfieri dell’arte astratta e surrealista: sono Arp, Brancusi, Calder, Ernst, Giacometti, Malevich, Pevsner, e gli americani Baziotes, Pollock, Rothko, Still, fino ad allora praticamente sconosciuti al di fuori degli Stati Uniti e che da quel momento, avrebbero dominato la scena artistica degli anni a venire.
L’arte moderna, almeno quella che possiamo definire dal primo dopoguerra, parte, forse, da qui… E da qui parte anche la storia veneziana di Peggy Guggenheim che dopo quello straordinario successo – a rendere omaggio al Padiglione della “Signora Guggenheim” si presentò anche l’allora Presidente, della giovane Repubblica italiana, Luigi Einaudi – decide di stabilirsi a Venezia, in quel palazzo sul Canal Grande, Ca’ Venier dei Leoni, che divenne casa e, naturalmente, sede della sua collezione.

Sono passati esattamente settant’anni da quella mostra che segnò una pagina indelebile nella storia della arte.
Peggy lasciò la vita terrena nel 1979, ad 81 anni, e la sua dimora, grazie all’attenta e appassionata gestione di Philip Rylands, storico conservatore poi direttore, della collezione, divenne la Peggy Guggenheim Collection, quella che oggi viene considerata come uno dei maggiori musei d’arte moderna in Italia e nel mondo.
Quell’evento oggi viene ricordato con una piccola ma preziosa mostra che attraverso, fotografie, documenti e una dettagliatissima maquette ricostruisce gli spazi e l’allestimento del ’48 eseguito dal celebre architetto veneziano Carlo Scarpa. Non solo, in concomitanza con il 70° anniversario dell’esposizione è visibile in collezione, per la prima volta negli ultimi vent’anni, un corpus di undici opere di Jackson Pollock – cinque di queste esposte in quella storica mostra – oggi appartenenti alla collezione.

La grande storia di Peggy Guggenheim a Venezia, partita da quei petali di fiore continua dunque ancor oggi, sublimata da un grande e funzionale museo, da importanti esposizioni ospitate nel suoi spazi – in questo periodo quella sul pittore tedesco Josef Albers – e… da una nuova direzione, seguita ancora una volta con grande passione, da una persona che ricorda molto da vicino la mecenate americana, la nipote, Karole Vail.
Una continuità che non potrà che apportare a Venezia, ancora una volta, in linea con il pensiero di Peggy Guggenheim, altre straordinarie opportunità di conoscenza.

Se la menzione a Peggy Guggenheim era doverosa, altrettanto importante è ricordare alcuni appuntamenti che in questo mese di luglio potranno offrire altrettante occasioni di interesse agli Ospiti. Anche in questo caso sono rappresentate da grandi istituzioni. Ne citiamo due. La Biennale, che prosegue il suo spettacolare percorso espositivo presentato dalla 16. Mostra internazionale di Architettura e che aggiunge nella seconda metà del mese il cartellone del 46. Festival internazionale del Teatro (vedi pag. 24, 25); e il Teatro La Fenice che al Riccardo III e ai due concerti del maestro Henrik Nánási in programma nei primi giorni del mese aggiunge due attesissimi appuntamenti con la danza: le tre serate con il celebre ballerino e coreografo russo Mikhail Baryshnikov e le due del Gala internazionale di danza con la partecipazione dei più grandi nomi del firmamento del balletto contemporaneo.
La musica pop vedrà invece il suo clou con il concerto straordinario in Piazza San Marco (due serate) di uno dei massimi protagonisti del rock-blues internazionale, l’italiano Zucchero “Sugar” Fornaciari.
Chiudiamo con la tradizione ricordando (sabato 14) uno degli appuntamenti più spettacolari dell’anno: il Redentore, la grande festa notturna sull’acqua con finale pirotecnico nello scenario del bacino San Marco. D.R.

In copertina: Peggy Guggenheim al padiglione greco con Arco di petali (1941) di Alexander Calder, XXIV Biennale di Venezia, 1948.
Solomon R. Guggenheim Foundation, Venice.
Foto Archivio Cameraphoto Epoche.

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