Nocturnal Animals, la recensione del film con Jake Gyllenhaal e Amy Adams


unnamed-4-e1476698789461Trama
: Il tempo si fonde con lo spazio. Un libro inscena storie così reali da sembrare vere. La prima parte è incentrata su una donna di nome Susan (Amy Adams) che riceve un manoscritto dal suo ex marito, da cui si era separata vent’anni prima. La seconda parte racconta la storia contenuta nel manoscritto, intitolato appunto Nocturnal Animals, riguardante le tragiche disavventure di un uomo in vacanza con la famiglia, Tony (Jake Gyllenhaal).

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Recensione

Un fil Rouge di questa mostra del cinema sembra essere la letteratura. Come da sempre il cinema si è preso l’onere di mettere in scena opere letterarie, ma quando si trasforma in celluloide la cellulosa di un libro meta letterario l’operazione è addirittura doppia. Tom Ford con il suo Nocturnal Animals adatta l’opera di Austin Wright “Tony & Susan” in una messa in scena minimal dell’abitazione cittadina e arida del deserto del Texas, ma allo stesso tempo sontuosa ed elegante.

Un film che vive di dicotomie, parallelismi e chiasmi, che spoglia intreccio e fabula, che omaggia lo scrittore, ma anche il lettore e il e il fruitore dell’arte in generale. Il processo è infatti a due: le emozioni e la vita di chi scrive (o di chi dipinge, dirige, crea) e le emozioni di chi “subisce” l’opera d’arte. E così come quando si inizia a prendere in mano la penna per raccontare si è completamente diversi da quando la si appoggia, allo stesso modo un film, un libro o un quadro possono far cambiare le idee del fruitore.

Tom Ford, a sette anni da A Single Man, dimostra una maturità registica davvero impressionante nel mettere in scena un cliché letterario come quello del racconto nel racconto e lo fa affidandosi ad una Amy Adams e un Jake Gyllenhaal, circondati dai bravissimi Micheal Shannon e Aaron Taylor Johnson, intensi ed in parte, dove il loro sguardo si fa canale della comunicazione integrale della pellicola, fatta anche di simboli e metafore.

Nocturnal Animals ci fa riflettere su cosa rimane della realtà dopo che essa è stata contaminata dalla funzione, di come l’arte possa essere fondamentale nella vita di una persona, ma è anche un inno al testo scritto e di riflesso al cinema, lì dove la memoria diventa racconto, si imprime, lasciandoci ad inseguire un ricordo che, una volta scritto, rimane fisso nel tempo.

COVID-19 a Venezia

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