Sully – la recensione del film di Clint Eastwood

La scorsa settimana vi abbiamo parlato del fallimento di Snowden come biopic, che finisce per essere troppo scolastico senza dare nulla allo spettatore. Oggi, invece, vi parliamo della sua nemesi: Sully. Il film di Clint Eastwood, infatti, riesce, con meno materiale, a tirare fuori un biopic originale, che ha la sua forza in un montaggio accattivante e nell’essere conciso, ma efficace.

Eastwood torna, dopo American Sniper, a raccontarci dell’uomo dietro all’eroe, portando in scena il “miracolo dell’Hudson”, dove il Capitano Sullenberg è riuscito in un atterraggio d’emergenza senza perdere nessun passeggero e portando tutti in salvo con una manovra azzardata, ma riuscita.
E’ un filone, quello del regista americano, che continua da un paio di film e che ha come suo punto focale quello di raccontare una nazione attraverso un protagonista, raccontare il patriottismo, attraverso gli occhi di un personaggio, un pattriottismo che però, in qualche modo, si scontra proprio con la sua stessa nazione e con l’etica del lavoro (“abbiamo fatto quello che dovevamo fare”)

Gli errori di American Sniper sembrano però essere qui dimenticati, in favore di una pellicola che cerca, più di tutte le sue precedenti, il consenso del pubblico, evitando orpelli inutili e arrivando dritto al punto, senza eccessi, solo con l’essere umano e i suoi dubbi.

Un film come Sully non può e non deve reggersi sulla tensione in quanto, da storia vera, il finale è noto, lo sanno tutti ed è così che per raccontare i 208 secondi del volo, si usa un escamotage alquanto funzionale: lo si mostra tre volte in tutto, alternandolo con il processo, da tre punti di vista differenti, trasformandolo in un puzzle dove, ad ogni ritorno sull’evento, si aggiunge un pezzetto in più, lasciando però sempre al regista la volontà e la capacità di cosa e come voler mostrare il tassello allo spettatore.

Ed è una pellicola di emozioni visive, di sensazioni che si sprigionano da quello che Eastwood decide di farci vedere e non farci vedere, dalla cabina di pilotaggio, ai sedeli dei passeggeri, fino all’atterraggio nelle acque placide dell’Hudson con l’acqua che penetra pian piano,  la paura negli occhi dei passeggeri che ci sembra di conoscere, di poter annusare, il bisogno di salvarsi, l’istinto, la primordialità, il coraggio, l’egoismo e la generosità. Sensazioni, emozioni, sguardi: Sully è un film che regala dettagli e come pezzi di vetro rotto si infilano sotto la pelle, lasciando frammenti di pura bellezza registica, che prendono il volo in uno dei film più riusciti del regista americano.

COVID-19 a Venezia

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