Cinquecentesco palazzo un tempo dimora del noto imprenditore veneziano Vittorio Cini.

Nei fascinosi interni di Palazzo Cini sono conservati arredi, oggetti in avorio e rame smaltato, porcellane del ‘700 e le preziose raccolte di dipinti ferraresi e toscani del ‘400.

La Collezione è inserita assieme a Gallerie dell’Accademia Collezione Peggy Guggenheim e Punta della Dogana nel circuito museale lungo il Canal Grande nel sestiere di Dorsoduro denominato Museum Mile.

La sede e la storia di Palazzo Cini

Vittorio Cini (Ferrara, 1885 – Venezia, 1977) noto imprenditore e politico italiano oltre che personaggio di rilievo nell’ambito della storia del Novecento veneziano ha coltivato nella sua vita la passione di collezionare opere e oggetti d’arte.

Il palazzo

Nel 1919 acquista Palazzo Foscari sul Canal Grande, costruito per Elisabetta Venier Foscari dal 1563 al 1565, un anno dopo il suo matrimonio con la diva del cinema muto Lyda Borrelli.

Accorpato ad un ampio palazzo un tempo di proprietà della famiglia Grimani, l’ampia residenza divenne sempre più importante, soprattutto per la necessità di Vittorio Cini di sale di rappresentanza ufficiali, soprattutto dopo la sua nomina a Senatore nel 1934.

Il palazzo divenne così uno scrigno di dipinti, sculture, opere in vetro, porcellane, smalti, piccoli bronzi , tappeti e specchi, disposti secondo i principi dell’eleganza aristocratica e dell’attenzione alla qualità per trasmettere immediatamente l’immagine di un gentiluomo ricco e sapiente.

Lo spirito collezionistico di Cini ha ispirato negli anni la disposizione del  palazzo a San Vio, scelto per ospitare i pezzi più pregiati della sua immensa e sempre crescente collezione, che negli anni Quaranta e Cinquanta aveva raggiunto standard qualitativi che pochissime collezioni italiane simili potevano competere: dipinti, sculture, opere in vetro, porcellane, smalti, piccoli bronzi, tappeti e specchi.

Cini acquistava abitualmente questi oggetti nei migliori mercati antiquari, affidandosi ai servizi di un gruppo di consiglieri, intenditori, specialisti e storici dell’arte.

Negli anni ’50, le collezioni del palazzo furono riorganizzate per migliorare l’esposizione dei dipinti, che nel frattempo erano notevolmente aumentati di numero.

Oltre ad essere un collezionista e uomo di cultura, Vittorio Cini divenne anche mecenate e filantropo. In seguito alla tragica morte nel 1949 del figlio maggiore Giorgio, il cui aereo privato precipitò nei pressi di Cannes, Vittorio lo commemorò creando la Fondazione Giorgio Cini.

La donazione

Alla morte di Vittorio Cini nel 1977, l’enorme raccolta complessiva, suddivisa in gruppi secondo criteri di aree geografiche e scuole, è passata alle figlie Yana, Ylda e Mynna.

La terzogenita Yana, che nel 1953 aveva sposato il principe Fabrizio Alliata di Montereale, ereditò la sezione dei dipinti dalla Toscana e dal Centro Italia. Decide quindi di donarne un nutrito gruppo insieme ad alcune pregevoli sculture e vari oggetti di arti decorative alla Fondazione Giorgio Cini, ponendo così le basi per una galleria pubblica che rispecchi lo spirito collezionistico, il gusto e la passione del grande mecenate all’interno dell’istituzione che egli aveva costituito nel 1951.

Il 21 settembre 1984 viene inaugurata la Galleria Palazzo Cini con una cerimonia alla presenza di Federico Zeri.

Questo nucleo iniziale è stato poi potenziato nel 1989, quando gli eredi Cini Guglielmi di Vulci hanno generosamente prestato in modo permanente una vasta collezione di dipinti ferraresi.

Costruita dal Cini in virtù delle sue origini e preferenze emiliane, questa collezione era stata ispirata dalla presenza della significativa figura di Nino Barbantini, che nel 1933 aveva organizzato una grande mostra sulla Ferrara rinascimentale nel Palazzo dei Diamanti.

Il percorso e le collezioni di Palazzo Cini

La sala del Rinascimento – La Galleria

Concepita come casa-museo grazie a criteri di allestimento che rispettavano la natura della casa del collezionista, la Galleria espone oggi il prezioso gruppo di dipinti, sculture e oggetti d’arte appartenuti a Vittorio Cini in un significativo itinerario che rappresenta l’arte italiana dal XIII al XVI secolo.

La Galleria si distingue inoltre per il gran numero di “Primitivi Toscani”, che può essere eguagliato solo dalla collezione della Galleria Giorgio Franchetti alla Ca ‘d’Oro.

La donazione comprendeva una notevole serie di dipinti della Firenze rinascimentale, con capolavori di Filippo Lippi, Beato Angelico, Botticelli, Piero di Cosimo e Pontormo.

Questi lavori sono stati celebrati in letteratura e recentemente esposti al pubblico in una serie di importanti mostre internazionali.

La Sala Ferrarese di Palazzo Cini

La sala ospita alcuni dei più bei pezzi della collezione del Rinascimento estense, tra cui capolavori di Cosmè Tura, Ercole de ‘Roberti e opere di altri artisti attivi nell’Officina ferrarese.

Tra le opere spicca una  scena allegorica di Dosso Dossi, un tempo parte del soffitto della camera da letto di Alfonso I d’Este nel Castello Estense di Ferrara.

La collezione di dipinti è completata da vari gruppi di arti decorative di pregevole fattura: tra questi avori francesi, tedeschi e siculo-bizantini; una serie di oggetti rinascimentali in rame smaltato realizzati a Venezia; una pisside smaltata champlevé Limousin del XIII secolo; un servizio da tavola in porcellana Cozzi del XVIII secolo; cassoni  e arredi, tra cui una portantina napoletana rococò del XVIII secolo.

Gli orari e i biglietti

Altre informazioni per la visita

  • Luogo: Campo san Vio, Dorsoduro 864
  • Servizio di trasporto pubblico: linea 1-2 Actv, fermata Accademia
  • Telefono: 041 271 02 17
  • Sito internet: www.palazzocini.it

Come arrivare a:

Palazzo Cini

Ti può interessare

Come arrivare a:

Palazzo Cini

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

X