DANIELA FORCELLA “CARTOGRAFIE”

PALAZZO ZENOBIO | ARMENIA PAVILION

Dorsoduro 2596, Venezia

Biblioteca e Loggia del Temanza

5-29 ottobre 2017

“Il viaggio ed il viaggiatore in qualche modo si somigliano. Entrambi confermano la presenza l’uno dell’altro, entrambi si riconoscono lungo il percorso” (Daniela Forcella)

 

Con questo incipit Daniela Forcella apre a Venezia la personale “Cartografie” a cura di Viviana Lavinia Algeri, un ciclo di sei opere scultura in legno e resina dove cuori mappati come territori affidano alla luce il segno guida già tracciato “a memoria” di quanto vissuto.

 

La mostra è ambientata in uno spazio-guscio allestito all’interno della Biblioteca del Temanza a Palazzo Zenobio, la penombra ed il video realizzato per l’occasione sono pensati a compendio di una esperienza sensoriale più simile ad una pausa di intima riflessione che ad una esposizione.

 

L’artista esprime attraverso la metafora del viaggio e del viaggiatore il proprio percorso interiore, alla ricerca di quella identità che sente perduta, quasi schiacciata da un quotidiano scandito da ritmi e pressioni non più sostenibili. Una pausa sabbatica fatta di silenzio e osservazione. “Cartografie” ne è l’approdo, un invito a recuperare quei segni che tracciano il vissuto di ogni essere in maniera incancellabile, restituendoli al presente quali viatico per proseguire il cammino.

 

Il cuore, icona universale sempre presente nelle opere dell’artista, subisce una metamorfosi profonda. Non più rappresentato in forma ripetitiva e policroma, chiaramente ispirato alla pop art americana ed al suo Vate, ma riletto in bianco totale, scavato e percorso da solchi e fenditure fino a identificarlo come “luogo”, territorio inesplorato dove l’artista interviene con la luce con cui traccia segni e riferimenti precisi.

 

L’artista è dunque una “narratrice del cuore”, come sottolinea Christian Marinotti nel suo intervento critico, il cui linguaggio estetico è universalmente leggibile da tutti e dove, come segnala Viviana Lavinia Algeri “Il Cuore come sede della memoria è il tema centrale attorno al quale Forcella intraprende un nuovo viaggio interiore; un percorso di ricerca formale del tutto desueto rispetto ai lavori precedenti, una precisa operazione di selezione “per sottrazione” alla ricerca di quella differenza o resto per trovare nell’essenzialità del concetto puro il suo vero e unico senso”.

 

L’iconografia di Daniela Forcella è solo apparentemente elementare, poichè a quest’ultima viene affidato il compito di essere “Memoria” dei passaggi emotivi della nostra esistenza, dall’ira all’amore, fratture profonde e nette a evidenziare la geografia interiore di ognuno di noi, un tema questo che ben sottolinea anche il critico newyorchese Alan Jones nell’intervento critico del 2015 “…Tutto a servizio della Memoria, madre delle nove Muse”.

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