Guardiani della Galassia Vol. 2, la recensione del film Marvel

Pochi conoscevano i Guardiani della Galassia prima che James Gunn ne facesse un cult movie capace di cambiare le regole del genere Marvel e dando vita ad uno di quei film goderecci, ma assolutamente geniali, dove nessuna nota (a partire proprio da quelle musicali) erano fuori posto. Per questo motivo ci si aspettava molto dal secondo capitolo ed invece, Guardiani della Galassia Vol.2 in qualche modo, delude le aspettative, cadendo in errori grossolani, senza però mai smettere di divertire lo spettatore e regalando, in ogni caso, momenti alquanto riusciti.

Si prende la musicassetta, l’Awesome Mixtape, e la si volta. È tempo infatti di ascoltare il lato B, di conoscere il lato più nascosto dei protagonisti, di indagare sul passato e sulle identità in particolare di Star-Lord, che andrà incontro al proprio padre che lo aveva abbandonato ancora prima di nascere, punto. La trama è tutta qui. Sì perché James Gunn, questa volta, decide di puntare tutto sul tema del consolidamento del gruppo e della scelta della propria famiglia, al di là dei legami di sangue, partorendo però uno script che risulta l’elemento più debole dell’intera pellicola.

La sceneggiatura, infatti, si prende delle libertà, dei respiri, delle missioni secondarie quasi inutili al fine del racconto, allungando il brodo di due ore e 16 e appesantendo alcuni tratti la visione. Certo, tutte queste mini avventure spericolate hanno la capacità di consolidare l’affetto dei fan verso questa banda di eroi insolenti e le gag con Baby Groot e Drax hanno quel non so che di geniale, ma ci si continua a domandare se erano davvero necessarie al fine del racconto.

Se c’era una cosa che difatti aveva reso il primo capitolo un gioiellino da proteggere e da far vedere a tutti gli scettici dell’universo Marvel, era la sua essenzialità, il suo arrivare dritto al punto con la sua incisività. Qui, tutti questi elementi sono solo un vago ricordo, portando invece all’estremo non solo l’azione, ma anche lo scherzo, la battuta, le parolacce che finiscono però quasi ad infastidire il pubblico più adulto e facendo, d’altro canto, scoppiare in sonore risate i più giovani a cui, evidentemente, questo secondo capitolo è rivolto.

E quindi si sospira, si va avanti, rimpiangendo il Volume 1 e attendendo quella qualità che per fortuna arriva nella seconda parte. Nel momento in cui Gunn, finalmente, decide di tirare le somme, l’intrattenimento diventa universale, in grado di piacere a tutti arrivando anche ad emozionare. Ed è, infatti, proprio qui che l’anima dei Guardiani viene fuori, è qui che scrittura ed immagine riescono a fondersi meravigliosamente e, scivolando sulle note di una sempre commovente Father and Son di Cat Stevens, la pellicola riesce a raccontarci in pochi minuti, ma di assoluta qualità, i rapporti tra fratelli, tra sorelle, tra genitori e, in maniera più universale, tra uomo e donna.

Ed è proprio per questa ultima e riuscita parte che è impossibile, alla fine, non voler bene a questa banda di filibustieri dello spazio, perché Gunn riesce a trasformare quello che fino a poco prima sembrava il più banale dei cinecomic, in un’esperienza che vale la pena comunque vivere e che riesce, nel bene e nel male, a far provare diverse emozioni; dal divertimento alla noia, fino alla commozione più semplice e pura data da uno sguardo di Baby Groot in camera e da una canzone messa lì al momento giusto.

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