Halloween 2017 Venezia: una leggenda dalle tinte horror

Si narra che in quella che una volta era la Scuola di San Marco e che oggi è l’ Ospedale Civile lavorasse Cesco Pizzigani, un bravo scalpellino dell’epoca che creò con le sue sole mani alcune dei più bei giochi prospettici della Scuola che potete vedere ancora oggi. Era l’inizio del ‘500 e la giovane moglie dell’artista, Florinda, venne colta da un’improvvisa e repentina malattia che morì nel giro di poco tempo, lasciando Cesco disperato e nella miseria, dato che, per salvarle la vita e darle tutte le cure possibili aveva anche venduto la propria bottega.

Triste e povero, l’artista passò qualche anno a mendicare sul portale della Scuola grande che aveva aiutato a costruire. Non aveva però mai dimenticato quanto amasse disegnare e di tanto in tanto senza essere visto, con un chiodo incideva, ai lati del portone, i profili delle navi che ogni giorno vedeva scaricare le merci in quelle rive.

Nello stesso periodo, lì vicino, viveva una donna che aveva avuto un figlio da un levantino,  ebreo diventato suddito turco che come mercante internazionale  godeva dei diritti accordati agli stranieri residenti e abitava nell’isola della Giudecca. Il figlio, che molto spesso viveva con il padre e, come lui, vestiva alla maniera turca andava a trovare la madre con la quale però non sembrava andare mai d’accordo. Si racconta che, infatti, il giovane la picchiasse con violenza rendendola vittima del proprio conflitto interiore tra l’essere metà veneziano e metà levantino, e perciò male accetto da entrambe le comunità.

Una sera la situazione però divenne insostenibile e il giovane, in uno scatto d’ira, accoltellò la madre strappandole il cuore dal petto. Terrorizzato da quanto compiuto e ancora sotto choc, fuggì buttando via il coltello, ma continuando a tenere il cuore straziato in una mano. Raggiunse il ponte di fronte alla Scuola, ma salendo il primo gradino inciampò e cadde Il cuore rotolò a terra, si fermò, e da esso uscì una voce: “Figlio mio, ti sei fatto male?”.

Il ragazzo, sentendo la voce, impazzì, corse fino alla laguna davanti al cimitero, si lanciò e lì si lasciò annegare. Nelle notti d’inverno, a volte, è ancora possibile sentire i suoi lamenti, mentre ancora va cercando il cuore di sua madre.

Ma cosa centra questa storia con quella di Cesco? Beh l’artista si trovava proprio sul portone della Scuola quando il cuore ruzzolò di mano al giovane. Vedendo la scena decise di disegnarne l’immagine, con il solito chiodo, sul marmo. Ancora oggi, infatti, sul portale assieme ai profili delle navi si può vedere una figura umana, con un turbante che tiene in mano un cuore.

Racconto tratto da Guida ai luoghi misteriosi di Venezia, Alberto Toso Fei

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