IL MERLETTO DI PAPA REZZONICO. Presentazione

Martedì 11 luglio 2017,  ore 15 Venezia, Ca’ Rezzonico

A seguito della donazione degli eredi di Mario e Renzo Camerino alla Fondazione Andriana Marcello, della preziosa balza in merletto ad ago realizzata a Venezia verso la metà del XVIII secolo – balza per la quale è ipotizzabile una appartenenza a Carlo Rezzonico (Venezia 1693 – Roma 1769) divenuto Papa Clemente XIII il 6 luglio 1758 – si è ritenuto opportuno esporla in quella che è stata la dimora di questa importante famiglia, accanto al ritratto eseguito da Anton Raphael Mengs, che rappresenta il pontefice con uno dei rocchetti di merletto che tanto amava indossare.

Si tratta di una balza di rocchetto o camice, intera, che misura cm 55×300, realizzata ad ago, con filato di lino finissimo e fondo di rete a maglie in punto cappa, a Venezia,  nella prima metà del secolo XVIII.  Il disegno presenta caratteristiche di impostazione strutturale e scelta di elementi naturalistici, che si ritrovano nei lampassi denominati dentellé, ideati dai disegnatori  lionesi tra fine ‘600 e inizio ‘700, sovvenzionati da Colbert  ministro di Luigi XIV  per sostenere l’offensiva contro le eccessive richieste di tessuti e merletti veneziani da parte della corte di  Versailles, contrastato  con il premeditato espatrio (rapimento?) di maestranze veneziane in Francia, organizzato dall’intraprendente ministro. La struttura compositiva è a sequenza di decori in alzata ‘a candelabra’, che però  si ripetono anche in orizzontale (rapporto modulo disegnativo cm.55×55). Tecnicamente i punti utilizzati sono quelli dei merletti veneziani del primo ‘700, imitanti le creazioni della  ‘neonata’  concorrenza francese (Sédan, Argentan) accostando in  magica commistione a  creare lo sfondo sia le barrette o sbari del  ‘punto Venezia’, sia la rete a maglie che caratterizzerà quello che sarà poi definito ‘punto Burano’. Gli elementi naturalistici che si dispongono scontornati a profilare la parte inferiore della balza, sono quelli orientaleggianti, che si trovano anche su merletti veneziani  precedenti.

Tecnica uguale e decoro similare caratterizzano un manufatto importantissimo, che viene eseguito presso la Scuola dei merletti di Burano  nell’ultimo quarto del secolo XIX, definito nei disegni , nei documenti, negli album fotografici, “di Papa Rezzonico”. È documentato che  Casa Savoia, nella persona della principessa, poi Regina Margherita, imprestava merletti antichi alla Scuola perché venissero copiati e riprodotti. Il disegnatore ufficiale della Scuola Annibale D’Este potrebbe  averne semplificato il decoro.

La balza presentata dalla Scuola all’esposizione internazionale di Parigi, è alta cm 55 , lunga m 3, realizzata in due anni di lavoro da 17 operaie. Lo studioso Victor Ceresole, in Origines de la dentelle de Venise et l’Ecole du point de Burano, Venise, Antonelli, 1878, a pp.13-14 scrive  “…on observera surtout les modele n.V et VI en point de Venise, dentelles dites  du Pape Rezzonico . La première pièce est de 3 mètres et de la largeur  de 55 centimètres. Elle vaut 6000 francs… L’Ecole… est répresentée à Paris par la «Compagnie des verres et mosaiques de Venise et de Burano» e dalla «maison Pannier Lahoche et C.ie, rue Auber, Paris».” Due modelli, come emerge (non solo nei disegni della Scuola), ma anche da un documento edito a Venezia nel 1888  in cui si legge che della tipologia definita ‘punto d’Argentan (Papa Rezzonico)’ si fanno due tipi uno alto cm 51 e uno alto cm 61 e nei disegni rimasti si trova scritto “Mod.V” e “mod.VI”. Nel 1884 il Victoria & Albert Museum di Londra acquista cm 55,5×69,5 di un  manufatto detto “Papa Rezzonico” esposto dalla Scuola all’esposizione di Torino, per 68 sterline, che impresterà alla prima mostra realizzata nel 1981 nel museo di Burano, di decoro uguale a quello dei disegni. Un’altra bordura lunga m 3 dello stesso tipo di merletto, fu venduta nel 1887 alla duchessa di Hamilton e poi ancora replicato per la duchessa di Baden.

Un altro ‘pezzo’ era stato acquistato a un’asta dalla collezionista  Fulvia Lewis Zerauschek. La balza che viene donata alla Fondazione Andriana Marcello dagli eredi Camerino, oggi in comodato alla Fondazione Musei Civici di Venezia, era appartenuta alla suddetta famiglia, collezionista di merletti antichi e con negozio di merletti a Parigi. Su una paginetta dattiloscritta che accompagnava la preziosa balza, questa viene definita “gloria”. È intrigante  e curioso tale termine, che ho ritrovato utilizzato nella pubblicazione di Giuseppe  Pasqualigo, I merletti ad ago o a punto in aria di Burano, Trieste, TipografiaPastori, 1887, p. 51. Vi si legge dei prestiti di disegni, fotografie e manufatti che Margherita faceva alla Scuola, tra cui un merletto che sarebbe appartenuto a  Clemente XIII “ossia Carlo Rezzonico nato a Venezia nel 1693, morto nel 1769. Questo prezioso merletto  a punto Argentan [sic!] eseguito parmi dalle monache di s.Zaccaria nel 1762 (cioè quattro anni dopo l’assunzione di lui al Pontificato), oggi proprietà della Casa Reale d’Italia, venne  affidato senz’altro da S.M. la Regina alla Scuola professionale di Burano! Dagli esemplari fotografati di questo stupendo merletto e dietro l’esame dell’originale, la Scuola di Burano s’attentò riprodurlo e lavorando 9 mesi e 13 giorni, diciassette ragazze del popolo (di cui riporta i nomi), allieve della Scuola, ebbero l’indicibile gloria di riprodurne esattamente tre metri…”.

Aggiunge anche che fu tanta l’esattezza della riproduzione “da non potersi distinguere se e quale dei due esemplari” fosse l’originale o la copia. C’è anche da sottolineare, osservando i diversi ritratti o incisioni rimasti di papa Rezzonico, che le alte balze di camici, rocchetti e cotte, sono tutte straordinarie e diverse, per cui è evidente che ne possedeva numerose. In conclusione, si esclude che la balza donata sia quella riprodotta dalla Scuola di Burano e conservata per esempio al Victoria & Albert Museum. Non si esclude invece che possa trattarsi della balza originale appartenuta a Clemente XIII. La parola “gloria” che l’accompagna è legata certamente all’assunzione al Pontificato. Su tale uso era per molti motivi giusto sorvolare nei tempi critici delle peregrinazioni dei proprietari: la parola serviva solo a qualcuno di loro per ricordarsi in un eventuale futuro di tale onorevole utilizzo. Ma la morte dei protagonisti impedisce ulteriori chiarimenti.

Doretta Davanzo Poli

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