Lisa Hilton “Venezia non finisci mai di scoprirla”


“When a man writes something, it’s what he’s written that’s judged. When a woman writes something, it’s her that’s judged.” – Emily Brontë

Semplice, disponibile e con le idee ben chiare. Lisa Hilton ci incontra sulla terrazza della gelateria da Nico alle Zattere, dove abbiamo appuntamento, per chiacchierare un po’ del suo ultimo libro Domina, edito da Longanesi (sequel del best seller internazionale Maestra), di Venezia e dell’arte.

“Ho sempre amato Venezia, mia mamma veniva spesso qui. E poi anche se ci vieni un sacco di volte, non finisci mai di scoprirla”.

Anche Judith, protagonista di questa trilogia, si rifugia, dopo le avventure che abbiamo letto tra le pagine di Maestra, nella città lagunare dove apre una galleria d’arte e dalla quale si sviluppano i primi avvenimenti di Domina.  Ma attenti a paragonare la Hilton con la sua eroina “Le persone e anche i giornalisti, finiscono per associarmi a lei, ma non è così”.

E, infatti, Judith non viene mai descritta dal punto di vista fisico e anche quello caratteriale viene insinuato dentro di noi in maniera inconscia, apprendendolo riga dopo riga, dai suoi comportamenti, senza che l’autrice, con intelligenza, ci dia mai delle indicazioni ben precise. “Ho scelto di non descrivere Judith – ci rivela – perché non volevo che le donne pensassero che per fare una determinata cosa, bisognasse essere fisicamente così, piuttosto che così”.

La sua è una protagonista che, negli ultimi anni, ha portato una ventata di aria fresca nella letteratura mondiale. Una donna capace di farcela nel mondo che, certo, molte volte usa metodi non proprio ortodossi, ma è una donna consapevole di sé stessa, del suo cervello, ma anche del suo corpo e sa come usarlo, non solo per liberarsi delle catene della società, ma per raggiungere i propri scopi. “Pochi si sono resi conto che Judith non è una persona superficiale, ma che anzi fin da subito prende in giro un po’ tutti. Eppure il libro viene costantemente giudicato: troppo femminista o troppo poco, troppo shockante oppure no e via discorrendo”.

Judith unisce il suo essere colta, il suo amore per l’arte, con un’intelligenza che l’ha portata alla consapevolezza che, alla fine, il sesso anche per una donna può essere solo piacere oltre che potere. Una Lady Macbeth moderna, capace però anche di modificarsi e cambiare, nel corso della storia.

“Non volevo che “Domina” fosse uguale al precedente. Come lettrice mi annoierei a leggere, sempre la stessa storia. Ho voluto inserirci più humor, portando chi legge anche a ridere. Questo per me era importante. Fin da piccola, provenendo da un piccolo paese, i libri, per me, sono stati un modo per viaggiare e voglio che questo faccia la storia di Judith: porti i lettori da un’altra parte. Anche per questo qui di Venezia amo moltissimo la biblioteca della Querini Stampalia.

“Mi è sembrato, infatti, che mentre nel primo capitolo tu spogliassi la tua protagonista dai vestiti, in questo ci fosse più uno spogliarsi metaforico, rendendola in qualche modo più fragile”, le dico. “Esatto, hai perfettamente ragione. Sono contenta tu abbia percepito questo, perché era proprio la mia intenzione per far crescere Judith e darle un nuovo percorso, senza tradire quello che è”.

Che la protagonista di Maestra e Domina apra una galleria d’arte proprio qui a Venezia non è un caso. Da sempre, infatti, la Serenissima è stato un crocevia per i più importanti artisti, tra cui anche Artemisia Gentileschi, da cui prende il nome la galleria che Judith apre vicino a San Basilio e che con il suo “Giuditta e Oloferne” è il pigmalione di tutto il primo romanzo, mentre sarà Caravaggio con un suo fantomatico disegno su Venezia e il dubbio se sia mai stato qui oppure no, il co-protagonista di questo secondo capitolo.

“Due artisti ad accompagnare Judith nel suo percorso. Hai già deciso se ci sarà qualcuno di diverso per l’ultimo libro?” domando.

“Sì, certo. Paul Gauguin.”

“Una scelta più moderna, dunque…”

“Sì, ma anche fortemente collegata al precedente. Gauguin, come Caravaggio, è molto legato all’esotismo, mettendo su tela scene di vita selvagge, anche se in epoche diverse”.
E si respira così tanta arte tra le pagine dei suoi libri che è un peccato, mentre si legge, non avere davanti le varie opere. “Stiamo pensando ad un sito – ci racconta – dove attraverso un QR Code poter visualizzare sul web tutti quadri e l’arte di cui parlo.”

Il tempo inizia ad annuvolarsi e il cielo, da prima terso, minaccia pioggia sulle nostre coppette di gelato appena finito. Ci alziamo e dopo la foto di rito, ci salutiamo. “Qui ci sono un sacco di luoghi da scoprire, di palazzi d’ammirare e di opere d’arte in cui immergersi. Sono stata qui un po’ di giorni anche per la Biennale d’Arte, ma mi dispiace già di dover andare via. Non vedo l’ora di tornare”.

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