Marco Polo. La via della seta – La graphic novel di Tabilio

 

Gli italiani hanno qualcosa in comune quando si tratta di fumetti e graphic novel: la capacità di raccontare grandi storie e grandi emozioni attraverso un disegno minimal, semplice che però tocca punte di realismo assolutamente vincenti. Un esempio è sicuramente lo straordinario volume Marco Polo: La Via della Seta scritto e illustrato da Marco Tabilio per Beccogiallo edizioni.

Chi più chi meno, tutti conosciamo la storia del più famoso mercante veneziano. Conosciamo i suoi viaggi, le sue scoperte e conosciamo Il Milione, l’opera che, ancora adesso, è un caposaldo della letteratura di viaggio e che ispira milioni di persone ad intraprendere lo stesso percorso per assaporare quei gusti e quegli odori come millenni fa. In questo volume Marco si risveglia in una cella in compagnia di Rustichello di Pisa. I due iniziano a parlare e diventare confidenti tanto che Rustichello inizierà a trascrivere le mirabolanti avventure di Marco che si trasformeranno davanti ai nostri occhi in magici disegni e percorsi attraverso le terre di Kublai Khan e le rotte veneziane.

Come molti dei fumetti che si rispettano, anche questo Marco Polo. La via della Seta ci mette difronte ad una serie di chiavi di lettura differenti, divisioni diverse anche attraverso la colorazione delle tavole. La graphic novel, infatti, è suddivisa in diverse sezioni, in diversi tempi a cui fa riferimento un colore predominante. Possiamo quindi parlare di una sorta di monocromatismo, ma mai intero e sempre contestualizzato. Tabilio sembra prendere esempio dai grandi maestri della pittura come Van Gogh, donando ad ogni colore un simbolo e permettendo alla fantasia di viaggiare oltre il reale, riempiendo così la propria tela di situazione fantastiche, di mostri, draghi fusi con la storia di Marco Polo.

Ironico e mai pedante, il libro ha la sua forza nel dare molte informazioni, sottraendo al tratto i dettagli e lasciando spazio alla fantasia del lettore di riempire quei vuoti fisionomici dei protagonisti. Saranno, infatti, i grandi spazi sulla tavola a fare da padroni, permettendo ai personaggi stessi di muoversi con assoluta libertà tra un riquadro e l’altro.

Punto di forza dell’opera è anche la narrazione, non lineare, piena di visioni, sogni e ricordi che creano una tela intricata e ricca che si discosta dal più banale e classico racconto d’avventura, allontanandosi dall’avventura vera e propria concentrandosi intelligentemente sull’immaginario che un racconto come Il Milione è in grado di creare nella mente delle persone.

Tabilio decide con personalità di ritrarre sì le vicende di Marco Polo, ma sembra maggiormente interessato a tracciare un ritratto della sua personalità, in un disegno che deve le sue origini all’arte medievale dell’occidente, ai bestiari antichi, senza però dimenticare il presente con dialoghi assolutamente contemporanei, così come il modo di mettere “in scena” la storia.

Una lettura piacevole, a tratti sorprendente, da leggere prima tutta d’un fiato e poi riprenderla per assaporare, tavola dopo tavola, i profumi, gli odori, i sogni di un viaggiatore senza pari.

 

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