Moglie e Marito, la brillante commedia con Favino e Smutniak

Era il 2005 quando Curtis Hanson ci regalava con In Her Shoes – Se fossi lei, uno di quei gioiellini cinematografici che migliorano con gli anni, ma si potrebbe andare ancora più indietro negli anni ’70 con Tutto accadde un venerdì, che poi divenne un remake di culto nel 2003 con Jamie Lee Curtis e Lindsay Lohan. Incomprensioni, distorsioni della realtà solo perché non si riesce a capire cosa prova la persona davanti a noi,  Una tematica interessantissima, soprattutto in anni come questi dove l’empatia sembra essere svanita nella vita di tutti i giorni.

Ed è proprio su tutto questo che si basa lo riuscito Moglie e Marito di Simone Godano scritto da due donne come Carmen Danza e Giulia Steigerwalt, che vede come protagonisti Andrea e Sofia, un Pierfrancesco Favino e una Kasia Smutniak particolarmente ispirati, una coppia sposata da 10 anni, in piena crisi e sull’orlo del divorzio. A seguito di un esperimento scientifico di Andrea, però si ritrovano letteralmente uno dentro il corpo dell’altra. Andrea è Sofia e Sofia è Andrea. Senza alcuna scelta se non quella di vivere ognuno l’esistenza e la quotidianità dell’altro. Lei nei panni di lui, geniale neurochirurgo che porta avanti una sperimentazione sul cervello umano, lui nei panni di lei, ambiziosa conduttrice televisiva in ascesa.

I presupposti per una commedia esilarante ci sono tutti e Godano riesce a mantenere con intelligenza le sue promesse, equilibrando le risate a momenti più commoventi e di riflessioni, in quella che risulta una delle pellicole sui generis più riuscite e più bilanciate degli ultimi anni.

Moglie e Marito è, infatti, un film brillante e frizzante che gode di un’arma vincente, ma data  troppe volte per scontata nel cinema nostrano: il lavoro di squadra. A partire dalla sceneggiatura semplice, diretta, dove non manca niente, dalla regia che prende le parole e dà loro la giusta forma in immagine, fino ai due protagonisti che vivono sullo schermo grazie all’altro. Non ci può essere Favino senza Smutniak e viceversa, sono loro l’anima del film, la loro chimica, il farsi da spalla, il prendere le caratteristiche recitative dell’altro e farle proprie. Un lavoro, questo, così raro nel nostro cinema da meritare da solo il costo del biglietto. Perché la pellicola non solo inserisce nella commedia l’elemento fantascientifico interessandosi in maniera attenta e specifica del funzionamento del cervello umano e della memoria, ma mette in primo piano la recitazione; da, come detto, i magnifici protagonisti, fino all’ultima comparsa sullo sfondo.

Smutniak e Favino non solo interpretano, ma si divertono a caricaturizzare i cliché, a prendere il realismo sacrificarlo in favore della commedia, per strappare una risata in più, per portare lo spettatore all’immedesimazione quasi totale. Quell’empatia che viene pronunciata nelle battute iniziali del film, si ritrova non solo in chi guarda ma anche tra i due protagonisti che sembrano avere l’altro che si dimena dentro di loro, giocando su tempi comici quasi perfetti.

Moglie e Marito rischiava di cadere nella banalità, di diventare qualcosa di già visto, con caricature più che interpretazioni, ed invece qui siamo davanti al miracolo della comicità italiana più pura.

Sì perché quando la scrittura funziona, la regia si adatta ad essa e gli attori si ritrovano ad essere i creatori stessi di questa opera, ecco che la magia prende forma e ci ritroviamo, ancora una volta a godere davanti a quello che ci ha reso grandi, la commedia all’italiana.

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