Processo a Rolandina, quattro chiacchiere con Marco Salvador

Molti sono i personaggi che, famosi per qualche istante nella loro epoca, fanno perdere le proprie tracce ai posteri. Persone al centro di importanti controversie, scandali di cui si parlava abitualmente, ma che non riescono ad arrivare alla nostra epoca… a volte per fortuna, a volte come nel caso di Rolandina, purtroppo. Ci sono però autori come Marco Salvador, attenti e studiosi, che portano alla nostra attenzione di lettori del XXI secolo queste storie e questi personaggi, rendendoli immortali e lasciando a chi legge la possibilità di dar loro o meno giustizia.

Processo a Rolandina, edito da Fernandel e in uscita oggi 20 aprile, ci porta direttamente nel 1353 dove una giovane donna gira per Rialto con le sue ceste di uova da vendere. Ma fare la venditrice ambulante non basta a sopravvivere, tanto meno a realizzare il sogno di aprire una bottega tutta sua. Per questo fa anche la prostituta. Nonostante ciò, essendo bella, gentile e sempre disponibile ad aiutare i vicini, è amata e rispettata. Poi un giorno arriva una denuncia per sodomia e sorge il sospetto che la giovane non sia veramente una donna. Inizia così un processo che è un calvario, perché anche nella laica e illuminata Venezia la sodomia è reato, perfino tra maschio e femmina. Quando poi si scoprirà che femmina esattamente non è, non avranno pietà. E per Rolandina, un personaggio realmente esistito, la prima transgender documentata nell’occidente cristiano, è la fine.

Libro breve, ma ricco, Processo a Rolandina è una di quelle opere intense e mai pesanti. Lo stile narrativo adottato da Salvador, che riprende atti giudiziari e pezzi di diario di chi si trova ad avere il coltello dalla parte del manico conto la giovane, è accattivante e coinvolgente, tenendo il lettore sempre sulle spine. Ovviamente dal titolo possiamo già indovinare il finale, ma non per questo non smettiamo di sperare che qualcosa di bello capiti Rolandina, che per lei il destino non sia ancora segnato.

Attento ai dettagli, Salvador opta inoltre nella scelta di non darci mai il punto di vista della protagonista, eppure, anche se non leggiamo i suoi pensieri e le sue emozioni, la sentiamo; sentiamo la sua disperazione, le sue paure, i suoi sogni, il suo sentirsi inadatta in un mondo che ti dice come essere e che ti giudica senza se e senza ma. Si parla di secoli fa, ma basta guardarsi attorno, per capire che il mondo non è poi così cambiato e la potenza di questa opera sta proprio nella sua capacità di farci riflettere sulla nostra di società, parlando di una Venezia che fu.

Una Venezia, questa, che si fa anch’essa personaggio importante nei racconti degli agenti campi. Rialto e San Marco segnano l’inizio e la fine di Rolandina, ma le calli, i vicoli, le case, la Laguna, la luce e l’oscurità diventano elementi essenziali nell’opera pulsando di vita.

Per approfondire la questione abbiamo rivolto qualche domanda proprio a Marco Salvador che ci ha parlato della genesi di questo romanzo e della sua importanza.

Com’è nata l’idea di scrivere un libro su Rolandina?

Mentre facevo ricerche per un altro romanzo, ho trovato casualmente la sentenza con la quale veniva condannata al rogo. Leggendola mi sono innamorato subito del personaggio. Cosa che mi accade quando m’imbatto nelle vittime del potere, sia esso religioso, politico o finanziario.

Quanto è importante un racconto con queste tematiche nella letteratura contemporanea e, nello specifico, nella società veneziana di oggi?

L’intersessualità, al pari della transessualità, è una condizione con la quale ci si deve confrontare senza preconcetti. Ma non è facile per chi, come me, è nato e cresciuto in una società nella quale, dall’educazione familiare ai testi universitari di psicologia clinica, erano considerate devianze o malattie. Perciò questo è un mio contributo letterario per chi ancora fatica ad accettare tali realtà. In quanto alla società veneziana, la vicenda di Rolandina può aiutarla a ricordare che la sua storia non è solo un insieme di eroismi e fasti, dato che la Repubblica ha il triste primato di essere stata l’ultima ad abolire il rogo per il reato di sodomia, reato che comprendeva pure la masturbazione, il coito interrotto ecc.

Una delle cose che ho apprezzato maggiormente è stata la scelta stilistica di raccontare attraverso atti giudiziari e pagine di diario. Come è nata l’idea di utilizzare questa modalità di narrazione?

È un espediente letterario che permette una maggiore agilità narrativa e aiuta il lettore a entrare non solo nel “tempo” ma anche nel “comune pensare” del tempo stesso. Persino Marco Giustinian, il giudice buono e illuminato del racconto, ha sì pietà, ma non percepisce alcuna contraddizione tra colpa e pena.

Ci può inoltre spiegare la scelta di non raccontare mai la storia dal punto di vista della protagonista, ma solo di chi le sta intorno?

Non ho avuto mai un’amicizia così intima con un/a intersessuale o un/a transessuale da poter accedere al suo animo. Né me la sono sentita di contattarne uno/a per conoscerla e cercare di calarmi nei suoi panni, e così, come dice lei, mi sono limitato a mettermi “fra chi sta intorno”.

Ci sono altri personaggi importanti ma sconosciuti ai più che le piacerebbe approfondire in un libro futuro?

Nei miei romanzi ambientati nel passato ho sempre cercato di costruire specchi del presente. Specchi lontani ma che riflettano situazioni attuali. E la storia veneziana di questi specchi ne ha un’enormità. Perciò sì, nel distrutto monastero di San Daniele a Castello, a ridosso dell’Arsenale, viveva una cerca monaca che…

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