Venezia tra sogni di rock’n’roll e sonate di blues

Musica e amore per la sua città, Venezia . Questo è Paolo Ganz e i suoi due libri di cui parleremo oggi, “Venezia rock’n’roll” e “Armonicomio”, editi entrambi da Fernandel.

Due libri gemelli, ma diversi. Il primo un viaggio sulla scia di Enrico Brizzi e del suo Jack Frusciante, il secondo una via di mezzo tra un romanzo e un saggio, con il blues che scorre nelle vene e tra le pagine. Due opere affascinanti e coinvolgenti, scritte con estrema partecipazione e calore da parte di un autore che riesce a raccontare e a raccontarsi senza troppi filtri.

C’è una Venezia qui, che si scontra con l’America, di giovani che, ieri come oggi, sognano con lo sguardo rivolto al di là della Laguna, così claustrofobica, ma anche così di grande respiro. La musica che accompagna entrambe queste letture regala una nuova anima alla città, che viene vista dagli occhi di chi qui ci vive. E viene da sorridere a leggere i dialoghi in dialetto, a leggere situazioni tra camerieri, vicini di casa, venditori e personaggi picareschi che ritroviamo nella vita di tutti i giorni.

La sensazione che si ha leggendo le due opere di Paolo Ganz è quella di leggere due lettere d’amore ben distinte, ma entrambe scritte con il cuore in mano. Per “Venezia rock’n’roll” ci troviamo ad una dedica alla città, ai suoi piccoli e grandi protagonisti, a quelle persone che attraversano calli, ponti e campielli a passo svelto, quelli che per farsi sentire urlano da una riva all’altra, quelli che ammainano le corde non solo per attraccare, ma anche per stendere i panni sospesi così sopra il canale o una calle. Una dedica a quei giovani che sognavano la musica e sognavano di rendere Venezia rock, a quella generazione fatti di amici veri, che rimangono dopo anni e che hanno corso con noi per evitare l’ennesima secchiata della vecchina del piano di sopra.

Per “Armonicomio”, invece, siamo davanti ad una lettera d’amore ben più ampia che sfocia nel blues, nell’armonica e in quelle note che corrono veloci tra i vicoli veneziani. Ma è una musica che, un po’ come i sogni di “Venezia rock’n’roll”, sconfinano, superano gli oceani per portarci a sfiorare Bob Dylan e tornare nel nostro bel Paese con Edoardo Bennato che riportato in auge uno strumento così piccolo, eppure così ricco di sfumature, come l’armonica.

Eppure questo secondo libro ha una novità sostanziale dal precedente: una maturità di scrittura da far invidia a chiunque. Se, infatti, Ganz nel primo rimaneva ancorato ad un genere come quello del romanzo, qui riesce a fonderne diversi, mettendo in atto un processo di scrittura complesso che non sai se etichettare come racconto, saggio o memoir. Ma a chi, in fondo, piacciono le etichette? Nessuno, e allora è bello fluire su generi diversi, spostarsi e godere di ogni singola perla messa nero su bianco, senza prendersi mai troppo sul serio, con quella leggerezza, ma attenzione che rendono le opere di Ganz dei piccoli, grandi gioielli della letteratura contemporanea.

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