William Merritt Chase: terzo incontro a Ca’ Pesaro

Artista cosmopolita, instancabile viaggiatore tra America e Europa, Chase è una figura di spicco dell’arte americana di fine Ottocento e inizio Novecento, la cui idea generalista rimane limitata a James McNeill Whistler e John Singer Sargent. La biografia e l’opera di Chase offrono uno straordinario esempio di cosa significasse essere pittore negli Stati Uniti tra la seconda metà dell’Ottocento e la Prima Guerra Mondiale, a che livello fosse la didattica, il mercato dell’arte, il collezionismo e la formazione dei musei. Attraverso la guida di illustri relatori, il pubblico potrà scoprire la precisa politica espositiva dell’artista e la realtà delle colonie artistiche statunitensi stabilitesi a Venezia e Firenze .


Giovedì 20 aprile 2017, ore 18.30

William Merritt Chase e il soggiorno fiorentino con Francesca Bardazzi, storica dell’arte

Pittore americano tra i più affermati e dotati della sua epoca, Chase fu autorevole maestro per i giovani artisti del suo Paese. Fin da studente, viaggiò in continuazione tra la patria e l’Europa, determinato ad acquisire mezzi tecnici e cultura artistica. Tuttavia l’esperienza fiorentina si colloca nella tarda età ed è legata alla sua attività di insegnante. A Firenze giunse per la prima volta nel 1907 alla guida di un gruppo di studenti americani per una summer class, sull’esempio di quelle istituite a Shinnecock Bay (Long Island) e dopo altre summer in giro per l’Europa. Firenze aveva sempre esercitato un grande fascino sugli americani per la presenza dell’antico e per l’unicità della campagna circostante. Un civilized landscape agli antipodi del paesaggio della loro terra, selvaggio e così vasto che l’occhio si perde, tanto da apparire a Henry James privo di “fascino e di grazia”. Chase sfruttò al massimo, anche come pittore, questa occasione dipingendo en plein air paesaggi ritenuti dalla critica “più impressionisti” di quelli realizzati in Francia. Come Sargent, Cassatt e altri americani della sua generazione, considerava l’apprendistato a Firenze, Venezia -per  James, l’Italia era “la patria della bellezza, delle arti, di tutto ciò che rende la vita splendida e dolce”-  e in generale in Europa, necessario per riappropriarsi della storia e della cultura che i primi coloni si erano lasciati alle spalle. Il Vecchio mondo li attraeva inoltre perché vi trovavano il linguaggio più moderno del momento: l’Impressionismo. Chase e compagni, tornati in patria, innestarono questo bagaglio di antico e moderno sulla tradizione del loro paese, dando vita agli albori del nuovo secolo alla prima arte pienamente americana e  rimanendo “americani per sempre”.

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