Incentrata sul tema dell’amore, del tradimento, della gelosia, prende ispirazione dalla storia di Gesualdo da Venosa, compositore seicentesco noto per i suoi madrigali densi di una armonia ricercata e visionaria per l’epoca, nonché noto per avere ucciso la moglie e il suo amante.

Così Sciarrino parla della sua opera: «Luci mie traditrici voleva essere la vera e propria affermazione di una riforma del teatro, perché l’uso delle voci, l’invenzione e la maturazione dello stile vocale permettono di nuovo di fare teatro, non solo di cantare genericamente sulla scena, cosa che non mi ha mai interessato. Il mio è un teatro “dopo” il cinema, a partire dal modo in cui sono tagliate le scene, che procedono per blocchi secchi che “sottraggono” e fanno capire quello che avviene». «Luci mie traditrici è un’opera nel pieno senso del termine. Essa non torna indietro, a modelli preesistenti, né si sporca di retorica a buon prezzo. La sua forza risiede nell’espressione del canto, nella creazione di uno stile vocale. Uno stile di nuovo inventato».

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A Venezia

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