{:it}Rialto, un simbolo, una storia{:}{:en}Rialto, a symbol, a story {:}

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Sono poche le immagini di oggetti o manufatti che hanno la forza di identificare un luogo. Il Colosseo, la Tour Eiffel, la Statua della libertà, sono indissolubilmente legate a Roma, Parigi, New York. E per Venezia il simbolo quale sarebbe?

Se dovessimo guardare la sua storia millenaria, il Leone alato, iconografia dell’Evangelista Marco, o la Basilica, che comunque lo rappresenta.

Ma oggi, Venezia potrebbe essere riconosciuta più per il suo campanile, l’originario torrione che fungeva da guardia a possibili invasioni dal mare, o dalla gondola, raffinatissima imbarcazione, per antonomasia legata alla città e alle sue vie d’acqua, o ancora, ad un ponte, quello più famoso di tutti, il Ponte di Rialto, un’importante opera architettonica, ma soprattutto un simbolo che idealmente rappresenta una città nata e costituita da isole.

Rialto, nella sua antica dizione di Rivus Altus (in latino canale profondo) è per la storia quel lembo di terra segnato da un’ansa percorsa, appunto, da un profondo canale, dove si sviluppò il primo insediamento della laguna.

In questo luogo, riconosciuto come la culla della città, sorsero la prima chiesa di Venezia, quella di San Giacometto, che la tradizione vuole consacrata nell’anno 421 e il Mercato (1097) che divenne presto fulcro delle attività commerciali della città.

Le due sponde che dividevano i due centri vitali di quella che ormai era una città (l’altro era il cuore politico-religioso di San Marco) dovettero così essere uniti da un ponte che facilitasse il passaggio pedonabile e carrabile.

Nacquero così i primi ponti: di barche, su pali in legno e ponte levatoio, per permettere il passaggio delle imbarcazioni ad albero (era il 1250). Fortemente danneggiato nel 1310 e crollato, dopo vari rifacimenti, nel 1444 per un eccessivo affollamento, il ponte di Rialto venne a seguire ricostruito come lo possiamo vedere ne “Il Miracolo della Croce”, straordinario dipinto di Vittore Carpaccio, visibile oggi presso le Gallerie dell’Accademia.

Così proseguì la storia del ponte in legno, fintanto che la Serenissima Repubblica istituì un bando per un progetto in pietra al quale, tra gli altri, partecipò anche Andrea Palladio, uno dei massimi architetti dell’epoca.

L’assegnatario dell’opera fu infine Antonio Da Ponte proto (cioè direttore dei lavori pubblici) della basilica di San Marco. Due anni dopo, nel 1591, il ponte era già transitabile… ed è quello che ancor oggi vediamo, massiccio, imponente, nelle sue linee, assolutamente unico.

In quattro secoli ha vissuto le terribili epidemie del Seicento, i fasti del Settecento, la caduta della Repubblica (1797) e il dominio asburgico, il Regno d’Italia e la decadenza dell’Ottocento, l’era moderna e il passaggio epocale al XXI secolo.

Sulle sue balaustre in pietra massiccia si sono appoggiate milioni di persone per ammirare la scena del Canal Grande e dei suoi palazzi, letteralmente immersi in una delle vie d’acqua più stupefacenti del mondo.

In oltre quattrocento anni di storia il Ponte di Rialto non ha praticamente avuto bisogno di cure ma l’età e l’usura si sono fatte sentire. Ecco che allora si è deciso per un’accurata opera di restauro con l’intento – come dalle parole del Sindaco Brugnaro – di preservare il ponte dal naturale degrado e assicurarne funzionalità e splendore. L’intento è stato reso possibile grazie ad un noto l’imprenditore veneto dell’abbigliamento, Renzo Rosso che ha finanziato l’opera con un investimento complessivo di ben cinque milioni di euro.

Oggi, dopo tre anni, si può dire che il restauro è definitivamente concluso e il Ponte, simbolo della città, è tornato alla sua magnificenza, tornando ad offrire al modo, lo spettacolo di sempre.

D.R.

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Images of objects or artefacts which have the power of identifying a location are few. The Colosseum, the Eiffel Tower and the Statue of Liberty are inextricably linked to Rome, Paris, New York. And what would the symbol for Venice be?

If we were to look at its long history, the winged Lion, an image of Mark the Evangelist, or the Basilica, which represents him in any case.

But today, Venice might be recognised more due to its bell tower, the erstwhile tower which served as a guard against possible invasions from the sea, or the gondola, a sophisticated boat connected par excellence to the town and its waterways, or again, a bridge, the most famous of them all, the Rialto bridge, an important work of architecture but above all a symbol, which ideally represents a city born of and made up of islands.

Historically, Rialto, with its ancient name Rivus Altus (deep channel in Latin), is that strip of land precisely defined by a loop crossed by a deep canal, where the first settlement in the lagoon developed.

The first church in Venice, San Giacometto, which tradition deems to have been consecrated in the year 421 and the Market (1097), which soon became the hub of commercial activities in town, were built in this place, acknowledged as the cradle of the city.

The two banks, dividing the two vital centres of what had become a city by that time (the other one was its political and religious heart, at St. Mark’s), thus had to be joined by a bridge facilitating pedestrian and vehicle crossings.

So the first bridges were born: made of boats, on wooden stakes, with a drawbridge to allow the passage of masted boats (it was 1250). Severely damaged in 1310 and collapsing in 1444 due to overcrowding, after a number of renovations, the Rialto bridge was later rebuilt as we see it in “The Miracle of the Cross”, an extraordinary painting by Vittore Carpaccio, visible today at the Galleries of the Accademia.

Thus the history of the wooden bridge continued, until the Most Serene Republic issued a proclamation for a project in stone, which Andrea Palladio, one of the leading architects of the time, also took part in, among others.

The winner for this work was finally Antonio Da Ponte, a proto (i.e. a Director of Public Works) at the Basilica of San Mark. Two years later, in 1591, the bridge could already be crossed… and it was what we can still see today, massive, imposing, totally unique in its lines.

In four centuries, it has experienced the terrible epidemics of the Seventeenth century, the splendours of the Eighteenth century, the fall of the Republic (1797) and Habsburg rule, the Kingdom of Italy and Nineteenth century decadence, the modern era and the ground-breaking transition to the 21st century.

Millions of people have leant on its massive stone balustrades to admire the scenario of the Grand Canal and its palaces, literally immersed in one of the most stunning waterways in the world.

In over four hundred years of history, the Rialto Bridge has hardly needed any care, but age and wear became evident. Therefore careful restoration work was planned, with the intention – in Mayor Brugnaro’s words – to preserve the bridge from natural degradation and ensure its functionality and splendour. This goal has been made possible thanks to a well-known Venetian clothing entrepreneur, Renzo Rosso, who funded the work with a total investment a full five million euro.

Today, after three years, it may be said that its restoration is finally ended and that the Bridge, the symbol of the city, has returned to its magnificence, offering the world its spectacle of yore once again.

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